Il nuovo viaggio di Linea Verde Radici racconterà la Sardegna, nella provincia di Oristano. Federico Quaranta cercherà di comprendere cosa abbiamo appreso dalla lezione degli antichi popoli che abitarono questa zona, e se la loro sapienza sia qualcosa di ancora trasmissibile. Dalla Penisola del Sinis, in quella che un tempo fu l'antica città di Tharros, scopriremo, da un meraviglioso sito archeologico, tutti i popoli che abitarono questa zona: Nuragici, Fenici, Cartaginesi, Bizantini, Romani. Per conoscere meglio il primo popolo che abitò la Sardegna, i nuragici appunto, andremo a scoprire alcune aree di grande interesse: il Nuraghe Losa, uno dei meglio conservati della regione, dove ascolteremo anche suonare un sardo d'eccezione, Moses Concas; il pozzo sacro di Santa Cristina, un'architettura sorprendentemente perfetta; e le sculture dei Giganti, realizzate durante l'età del Ferro, e che rappresentano una dei ritrovamenti archeologici più importanti di tutto il Mediterraneo. Alla civiltà nuragica sono anche legate delle scoperte che riguardano la sfera agricola. #viaggi #sardegna
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ViaggiTrascrizione
00:00I nuragici, i fenici, i cartaginesi, i romani, i bizantini,
00:29gli spagnoli. Qui in provincia di Oristano, sulla penisola del Sinis, nella città di Tarros,
00:37si percepisce nitida l'estrema sintesi di tutti quei popoli che abitarono la Sardegna.
00:45Si vive una sovrapposizione storico-culturale di civiltà, ma non sempre chi arriva cancella
00:53la memoria di chi lo ha preceduto. Le nuove strutture si sovrappongono alle antiche,
01:01in una sorta di continuità e tradimento del passato.
01:23Tradizione e tradimento. Sembra uno simoro, un controsenso, un cortocircuito, ma tradire
01:33e trasmettere sono due azioni che creano la tradizione.
01:39Riceviamo il sapere dai nostri padri. Ci mettiamo la nostra conoscenza, le nostre esperienze,
01:49la nostra cultura. È così che evolviamo. La tradizione guarda al passato per affrontare
01:57il futuro.
02:05Ecco un esempio. Questo è il basamento di un tempio romano che ha come fondamenta un colonnato
02:14dorico-punico. Probabilmente, al di sotto, esistono ancora i grandi massi che sorreggevano
02:22i nuraghe. Le sovrapposizioni storico-socio-culturali creano una continuità perpetua.
02:41In età protostorica, Tarros era un villaggio nuragico. Quando, nell'VIII secolo a.C. arrivarono
02:49i fenici, probabilmente le antiche civiltà non c'erano più, anche se qualcuno sostiene
02:56che furono proprio i nuragici ad aiutare nella costruzione della città i nuovi arrivati.
03:04Quando il dominio di Cartagine si espande sul Mediterraneo, Tarros assume una dimensione
03:10monumentale davvero imponente. Poi, nel VI secolo a.C. i romani conquistano la penisola
03:18del Sinis, sovrapponendo le proprie architetture a quelle dei nemici.
03:35La penisola del Sinis è uno dei luoghi più affascinanti e intensi che abbia avuto la fortuna
03:40di vedere. Le falesie, le scogliere, le spiagge, le baie, gli anfratti, gli istmi, ma anche
03:47le torri, le necropoli, i colonnati, i templi, gli acquedotti, le strade. Migliaia di anni
03:54di storia in pochi chilometri di estensione. Qui, questa bellezza prorompente sembra nascere
04:02dal centro della terra ed emergere dal profondo del mare.
04:16Raimondo, tu sei subacqueo, li conosci bene questi fondali.
04:21Molto bene.
04:22Io vorrei tuffarmi per vedere che cosa c'è qua sotto. Mi guidi?
04:26Molto meglio.
04:26Io vado in apnea, tu vai con le bombole. E vediamo un po' che cosa offre di così
04:32sensazionale il fondale di questa penisola del Sinis. In acqua? Andiamo.
04:56E vediamo un po' che cosa offre di questo.
05:26Ci troviamo nella piazza di questo piccolo villaggio di San Salvatore che ha origini
05:46antichissime. Tutto nasce attorno ad un luogo sacro, di epoca presumibilmente nuragica,
05:56che poi diventa un luogo di culto romano nel IV secolo d.C. e infine una piccola chiesetta.
06:08Questo villaggio che adesso sembra disabitato, non abbandonato, è in attesa del popolo di Cabras
06:16che qui si riunisce nella ultima settimana di agosto e nella prima di settembre per perpetuare
06:23quel rito che poi alla fine sfocerà con quella grande festa conosciuta ai più come Corsa degli Scalzi.
06:29Per i Cabraresi è un momento fortissimo di identità. I nostri nonni sostenevano che l'origine
06:47fosse data da una incursione di barbareschi che scendendo da queste coste venivano a depredare
06:55in questi villaggi e i Cabraresi per porre in salvo il simulacro che in questo villaggio
07:00stavano festeggiando, lo portarono a Cabras e lo riportarono poi a pericolo scampato.
07:09Viene 800-900 persone che accompagnano il simulacro e lo stendato del simulacro da Cabras
07:15qui. Lo si festeggia per un giorno. La domenica pomeriggio, alla fine dei festeggiamenti,
07:20questo simulacro viene riportato da questa chiesetta verso Cabras nelle medesime modalità
07:27del giorno precedente, sempre di corsa. Ecco, detto così, sembra una cosa sterile folcloristica.
07:35Non lo è assolutamente, è una cosa religiosa molto forte. È un momento di identità fortissimo
07:42dove tutta la comunità si riconosce.
08:01In questo angolo di Sardegna tutto è tradizione.
08:04Anche il vino. Una recente scoperta ci riporta indietro, a 2000 anni prima di Cristo.
08:16Nei pressi della cittadina di Tarros, in un villaggio nuragico, sono state rinvenute particolari
08:23sostanze alimentari, tra cui moltissimi vinaccioli.
08:27Quattromila anni fa, come oggi, il vino ha una radice territoriale profondissima.
08:42Che cos'è per te accogliere la sapienza del passato? Come vivi questo rapporto?
08:49Per la mia famiglia, la tradizione e la storia è sempre stata molto importante, quindi ci
08:57siamo aperti al nuovo, non tralasciando la storia e la cultura.
09:03Sono generazioni che fate i viticoltori con questo grande rapporto e rispetto nei confronti
09:10della vostra terra.
09:11Tanto rispetto per la terra, una terra che amiamo. Io faccio parte della quarta generazione.
09:16La mia famiglia, quindi, ha proseguito questa grande opera di salvataggio di questo vignetto,
09:22un vitigno autottono, il Vernaccia, che ha origini da migliaia di anni.
09:28Le radici qui della vitivinicultura sono davvero profonde e sono un po' sulle tue spalle.
09:35I vini che produciamo noi sono espressioni di un territorio, sono espressioni, esprimono sardità.
09:46Considerare che all'interno di questa sala ci sono Vernacce che hanno più di 50 anni,
09:59che io non neanche conosciuto, Vernacce fatte da mio nonno, da mio padre, lavorate come da tradizione vuole.
10:08Questo è un vino, io dico sempre, ha due vite. Una vite iniziale, come qualsiasi altro vino bianco,
10:15fermenta in vasca, temperatura controllata, diventa un vino e poi entra in botte.
10:21All'interno della botte nasce la sua nuova vita, ma questo grazie soprattutto alla presenza di un lievito,
10:27un lievito indigeno che attecchisce all'interno del vino, che colonizza questo vino
10:32e che per la presenza d'aria va a stratificarsi in superficie.
10:36È un fiore.
10:36Esatto.
10:37Sono i cosiddetti lieviti flor.
10:41Qua c'è tanto lavoro nostro, ma c'è tanta natura.
10:44Noi facciamo di tutto perché i lieviti possano lavorare in modo naturale.
10:48Non usiamo prodotti chimici e soprattutto cerchiamo di tramandare la loro vita da una botte all'altra.
10:55E da lì riparte questa magia.
10:57Quello che tu stai raccontando, al di là della tecnica, è che anche nel vino stesso, nel prodotto,
11:05c'è una sapienza che viene tramandata da vino in vino, da botte in botte,
11:11senza mai tradire la storia originale, le radici,
11:16guardando magari il futuro roseo su quel panorama pazzesco che è lo stagnone di Cabras.
11:27Sottoristano, nel territorio che è già del sud Sardegna,
11:38mi imbatto quasi per caso in questo gigantesco sito di archeologia industriale.
11:45Qui si ricavavano tutti quei minerali necessari alla produzione dello zinco e del piombo.
11:52Sono le miniere di Monte Vecchio.
11:57Un luogo che ha un fascino profondo e straniante.
12:06Le strutture sono decadenti, le attrezzature arrugginite, fatiscenti, divelte.
12:15Sembra tutto fermo.
12:17Eppure sento pulsare ancora forte la vita.
12:27Sì, perché questa miniera fu un vero e proprio miracolo industriale.
12:37Non solo le gallerie, le cave, il cuore tecnologico con carpentieri, elettricisti, falegnami, muratori,
12:47ma anche case, chiese, asili, negozi.
12:55L'obiettivo primario fu quello di creare una vera e propria metropoli mineraria.
13:02Tutto ebbe inizio il 28 aprile del 1848, quando il re Carlo Alberto firmò l'atto di concessione perpetua
13:20per lo sfruttamento delle miniere di Monte Vecchio.
13:23Nel 1865, con 1100 operai e relative famiglie, questo sito minerario divenne il più importante di tutto il regno.
13:37150 anni di storia che terminarono di colpo nel 1991.
13:43Ciò che resta da allora è la testimonianza fondamentale per la storia stessa di tutte le comunità sarde.
13:53Quanto minerale è stato estratto dalle miniere di Monte Vecchio?
14:23Che sono, diciamo, tra piombo e zinco, sono diverse decine di milioni di tonnellate.
14:31Che cosa si estraeva in particolare?
14:33Si estraeva la galena e la blenda.
14:36La galena, questa ve la faccio vedere se volete immaginare.
14:41Ecco, da questo minerale, da questa galena veniva estratto il piombo
14:47e associato al piombo c'era anche molto argento.
14:55Come era vivere qua? Tu sei arrivato come geologo e qui hai deciso di rimanere.
15:00Di rimanere perché innanzitutto è un fascino particolare,
15:03cioè legato a quello che era il mio posto di lavoro e poi un ambiente naturale ideale,
15:09perché tutte le case di Monte Vecchio sono costruite sul giacimento.
15:15Per cui non dico che si respiri ancora il minerale,
15:19però c'è un'atomosfera che è sempre legata a quella che era l'attività mineraria,
15:23a quella che era la vita nel borgo minerario.
15:26Si lavorava, ma due passi la casa.
15:31Non si rischiava di essere una sorta di adetti alla miniera sempre, quasi schiavi.
15:40Era un'organizzazione, diciamo, perfetta, non mancava niente.
15:44C'era il medico che garantiva l'assistenza ai minatori in caso di infortuni, eccetera,
15:49ma era anche il medico delle famiglie dei minatori.
15:52C'era l'ospedale.
15:53Quindi un sistema sociale a tutto tondo, dove il lavoro era il centro,
15:58l'estrazione del minerale, ma si pensava anche a tutto il contorno.
16:03Esatto.
16:03Se l'operaio e la sua famiglia stanno bene, rendono di più nel lavoro.
16:08Ma più che altro era sicuro, perché i propri figli potevano crescere,
16:13istruirsi, la propria moglie poteva fare la spesa e poteva garantire un pasto alla famiglia
16:20e lui, lavorando, si permetteva tutto questo.
16:24Esatto.
16:24Le sovrapposizioni, la propria moglie poteva fare la spesa e poteva fare la spesa.
16:54Le sovrapposizioni delle civiltà, le stratificazioni culturali e il sincretismo
16:58hanno generato nel popolo sardo un orgoglio unico, potremmo dire anche superiore.
17:05vivono la sapienza antica come un dono, come se fosse un valore imprescindibile.
17:19Hanno imparato che non si può affrontare il futuro senza una coscienza profonda e un rispetto
17:26per le proprie radici.
17:41Andrea, ti incontro con piacere qui a Doristano, che è l'epicentro di un territorio fortemente legato
17:47a tradizioni e a saperi antichi e anche a un bellissimo rapporto con l'elemento naturale
17:55che lo circonda.
17:57Tutti questi valori stanno tornando a essere fondamentali, quanto mai moderni pur avendo
18:03una radice molto antica.
18:04C'è un grandissimo ritorno alla sensibilità ai temi dell'ambiente come era prima, perché
18:10prima non c'era un conflitto tra sviluppo economico e ambiente, però se veramente vogliamo
18:15realizzarla, questa sostenibilità, dobbiamo sempre più provare a fare in modo che questa
18:20sia accessibile a tutti, altrimenti il cambiamento non lo faremo mai.
18:23Ecco, ma come si fa?
18:25In modo semplice.
18:25L'energia elettrica ha degli elementi di vantaggio rispetto a questa cosa, perché
18:30in primis la puoi produrre 100% da fonti rinnovabili, quindi senza emissione.
18:36E c'è un altro elemento, gli afferchitori alimentati dall'energia elettrica sono ovviamente
18:39molto più efficienti da quelli alimentati da altre fonti, come può essere il gas,
18:43piuttosto che il GPL.
18:44L'esempio topico è quello della mobilità.
18:47Un motore elettrico ha un coefficiente di conversione che è superiore al 90% rispetto, per esempio,
18:53a un motore termico che arriva intorno al 40%.
19:00Concentriamoci sui pannelli solari.
19:06Siamo abituati a vederli in grandi installazioni, in mezzo al campo, e invece il centro urbano
19:12può diventare un'opportunità.
19:14Ma come fanno i cittadini a essere protagonisti del cambiamento?
19:19Come Nelix abbiamo brevettato un fotovoltaico da balcone.
19:22Nelix Send Plug & Play.
19:23Davvero da balcone?
19:24Lo puoi appendere al balcone, ma la cosa ancora più facile è che te lo puoi installare da
19:28solo e lo metti in una spina.
19:30Quindi questa è la grande differenza.
19:32Con questo pannellino tu riesci addirittura a ridurre i consumi domestici fino al 20-25%.
19:40Beh, coscienza pulita a questo punto.
19:42Coscienza molto pulita.
19:44Parliamo della Sardegna.
19:48È un'isola baciata dal sole, ben raffrescata dai venti, con un mare fantastico intorno.
19:56Io credo che la Sardegna sia un po' un unicum all'interno di tutte le regioni italiane,
20:00perché come dicevi c'è tanto sole e quindi c'è tanto vento.
20:05E questo potrebbe consentire alla Sardegna di produrre una quantità immensa di energia
20:11tutta a zero emissioni, riducendo le emissioni fino all'80%.
20:15Cos'è che dobbiamo fare ora?
20:20Dobbiamo lavorare tutti insieme, anche facendo leva sul digitale,
20:24per ridurre e semplificare tutto il processo autorizzativo.
20:28Sia per gli impianti piccoli, quindi per le case residenziali,
20:32ma fino ad arrivare a quelli grandi, quindi quelli utility scale,
20:35piuttosto che quindi grandi parchi eolici e grandi fotovoltaici,
20:38perché questo renderà il sistema sostenibile.
20:44Diciamo che il futuro è possibile grazie allo sviluppo tecnologico,
20:49a una presa di coscienza civica e a tutti quei valori che vanno ripresi dal passato,
20:56dalle nostre radici e portati in avanti come guida per un futuro consapevole.
21:02Assolutamente sì.
21:12Se dici Sardegna pensi subito alle sue meravigliose coste,
21:16al suo mare che si colora di azzurro e turchese.
21:21Ma ho imparato a comprendere attraversando questi territori
21:25in cui la storia e le storie si sovrappongono
21:28e si stratificano infittendo il mistero
21:31che non esiste una sola Sardegna,
21:34perché questa regione racchiude il mondo intero.
21:37Sardegna pensi subito alle sue meravigliose coste,
21:40perché questa regione racchiude il mondo intero.
21:42Sardegna pensi subito alle sue meravigliose coste,
21:43perché questa regione racchiude il mondo intero.
21:45che cosa ci insegna il passato?
22:11Qual è la lezione che ci impartiscono gli antichi?
22:15In questo sito archeologico, Santa Cristina in Sardegna,
22:19risalente a oltre mille anni prima di Cristo,
22:22il più perfetto, il meglio conservato e sicuramente il più misterioso
22:27tra i santuari di età nuragica,
22:29proveremo a trovare una risposta.
22:32È la sapienza.
22:33La sapienza è una visione oltre ogni conoscenza.
22:42Saperi ed esperienze si mischiano e si superano.
22:46Qualcosa di tanto vicino al fondo della vita
22:48che non capiremo mai del tutto.
22:50La sapienza non elude,
23:10ma accoglie anche la follia del mondo.
23:12La follia è il motore stesso della ricerca.
23:16D'altronde, la radice della creatività è follia.
23:28Solo la sapienza antica poteva progettare un luogo come questo,
23:33che lega profondamente la ragione umana
23:36all'imponderabile, al divino.
23:46D'altronde, la radice della ricerca.
24:16D'altronde, la radice della ricerca.
24:46La forza del passato è il sentimento che provo
24:58al cospetto di questo immenso e antichissimo reperto archeologico.
25:03è stato edificato tra il XV e il XIV secolo avanti Cristo.
25:12È il Nuragelosa, uno dei meglio conservati e più importanti di tutta la Sardegna.
25:19A ben guardare, sembra l'alta prua di una nave.
25:23Ma chi erano i Nuragici?
25:26Popolazione autoctona che ha vissuto in Sardegna da 1800 anni prima di Cristo
25:31fino all'età alto medievale?
25:37Nuragica.
25:38Il termine viene dall'antico paleosardo, Nurra, cumulo di sassi.
25:46Non sono stati loro a chiamarsi così, ma i popoli successivi,
25:51di fronte a questi edifici, hanno coniato la parola Nuraghe.
25:57Da lì tutta la discendenza e il nome dato anche alla civiltà.
26:01Che cos'era il Nuraghe?
26:05Una costruzione intorno alla quale si svolgeva tutta la vita della comunità,
26:11ma aveva anche altre due funzioni.
26:14Una grande, imponente torre di avvistamento e controllo su tutto il territorio.
26:20Un luogo identitario e sacro al medesimo tempo.
26:26La vita correva qui intorno, nelle campagne,
26:30nelle costruzioni limitrofe, ma all'occorrenza,
26:34tutta la popolazione entrava al suo interno.
26:46La tecnica di costruzione usata dai Nuragici per edificare queste grandezze
26:54è sempre la stessa.
26:57Blocchi imponenti alla base e via via sempre più leggeri,
27:03fino a creare vere e proprie torri.
27:06I muri così imponenti, le entrate così piccole,
27:11garantivano la protezione da eventuali attacchi dei nemici.
27:15Ma qual era lo scopo di questo in particolare?
27:23Il Nuraghe Losa.
27:25La funzione votiva, il culto, si entrava qua dentro e si pregava.
27:31La scala a spirale permette di salire ai piani superiori.
27:40In altri Nuraghe ho trovato angoli destinati alla mulitura dei cereali,
27:49cucine per preparare tutto ciò che era necessario alla vita della civiltà
27:56che comunque girava intorno al Nuraghe.
28:00E poi sale dedicate alla vita comune e naturalmente al culto.
28:09Ciò che regala oggi una visita al Nuraghe Losa è emozione potentissima,
28:18forza, vigore, energia, energia vitale.
28:24Quello che ho imparato durante il mio cammino alla ricerca delle nostre radici
28:31è che una cosa per durare in eterno deve essere di pietra.
28:54Siamo nel Museo di Cabras, nella sala dedicata agli ultimi rinvenimenti
29:02delle sculture di Monte Prama.
29:07Queste sculture riteniamo sino le più antiche del mondo mediterraneo occidentale,
29:15rappresentano giovani uomini.
29:17La maggior parte sono i cosiddetti pugilatori,
29:20cioè giovani uomini impegnati in giochi di abilità e coraggio.
29:22Sono armati di un guantone con una punta sporgente
29:29e si difendono con uno scudo, un grande scudo.
29:34Poi abbiamo un arcele,
29:36si riconosce perché dietro le spalle ha la faretra.
29:39Cosa rappresentano queste sculture per la civiltà nuraghe?
29:42Rappresentano, io dico sempre, il canto del cigno.
29:46La civiltà nuraghe ha avuto il suo grande sviluppo economico,
29:50culturale e soprattutto costruttivo, i grandi monumenti nell'età del bronzo.
29:56Nell'età del ferro le cose un pochino cambiano.
29:58Queste sculture rappresentano un momento di consapevolezza
30:03e ci raccontano di una civiltà che ha già superato quella antica fase ciclopica.
30:08si comincia a misurarsi con un mondo che è profondamente cambiato
30:12e quindi ci raccontano il momento finale, l'ultimo apogeo.
30:16Il momento in cui la civiltà nuragica produce il suo massimo sforzo,
30:25il suo massimo impegno finale,
30:26ma necessariamente, inevitabilmente,
30:30non potendo stare al passo coi tempi,
30:33tende anche ad esaurirsi
30:34e pian piano accedere il passo a un nuovo ciclo culturale.
30:38Il nostro corso gratuito è www.mesmerism.info
31:08Considerare la Sardegna solo come un'isola è un errore.
31:32Il mare, le spiagge, le scogliere, le falesie,
31:36gli altopiani rocciosi, le pianure, le vallate, le colline,
31:41i boschi, i fiumi, i laghi, le montagne e anche il deserto
31:46sono elementi distintivi di un vero e proprio continente.
31:50La Sardegna, sì, è un'isola che contiene tutti i paesaggi del mondo.
31:57Nella subregione del Montiferru,
32:00che prende il nome dall'omonimo massiccio di origine vulcanica,
32:05esistono aree meno antropizzate e selvagge,
32:09come questo bosco, ad esempio,
32:12che è estremamente recente.
32:14Ha preso il posto di quello vettusto
32:17saccheggiato dai piemontesi, dai sabaudi,
32:21sia prima sia dopo l'unità d'Italia.
32:23Ci hanno fatto le traversine per il treno,
32:27che ha solcato tutta la penisola,
32:30oppure carbone vegetale.
32:42I sardi sono un popolo orgoglioso
32:45della loro terra e dei propri tramonti.
32:48Hanno agevolato il ritorno della vegetazione,
32:50in modo che la natura potesse riacquistare
32:54i propri spazi,
32:55tornando così allo stato radicale e originario.
32:59Quella che a prima vista potrebbe sembrare
33:18una selva intricata ed incontaminata
33:21di roverelle, ontani e lecci,
33:24in realtà è disegnata dall'uomo.
33:26Quelli sono tutti moretti a secco
33:29a contenere un'antica mulattiera,
33:32attraversata da agreggi e armenti.
33:36La presenza umana in quest'area
33:38risale al neolitico,
33:40Montiferru, lo dice il nome stesso,
33:44per la presenza di antiche miniere
33:47da cui si estraevano i minerali ferrosi
33:50fin dalla preistoria
33:52e successivamente sfruttate anche dai romani.
33:56Scendendo le pendici basaltiche del Montiferru,
34:03esattamente come fa il rio Mannu,
34:06sono arrivato in quest'area,
34:08chiamata Sos Mulinos,
34:11dei mulini,
34:12quell'antico manufatto in pietra,
34:15altro non è che un luogo
34:16dove nel corso dei millenni
34:18il grano è stato sempre trasformato in farina.
34:22Quest'area è stata sfruttata
34:25proprio per la potenza energetica
34:29regalata dal torrente
34:31che scende incessante attraverso le gole.
34:39Qui l'acqua genera questa suggestiva cascata.
34:43In cinque salti supera un dislivello
34:46di oltre 30 metri
34:47e genera un'oasi di pace e bellezza.
34:52Il mio viaggio è ancora lungo.
34:54Fuori da qui fa un caldo torrido.
34:56Avevo davvero bisogno
34:58di un luogo dove rinfrescarmi un attimo.
35:00Oggi vi presento i prodotti
35:12del mio territorio
35:13e li rinterpreto in chiave moderna
35:16presentandovi un piatto
35:17che è un carpaccio di fichi e botarga.
35:25Ho lavorato in svariati posti d'Italia
35:28e anche all'estero
35:29per arricchire il mio bagaglio professionale.
35:32Dopo 29 anni
35:33il richiamo della mia terra
35:35è stato troppo forte
35:36quindi ho deciso di tornare
35:38nel mio paese Cabras
35:40nel mio paese natale
35:41e aprire una piccola osteria
35:44mettendo in atto
35:46tutta la mia professione
35:47imparata in giro per l'Italia
35:49usando i prodotti
35:51del territorio del Sienis.
35:54E questo è il piatto finito
35:57il carpaccio di fichi
35:58burrata e botarga.
36:00Come sarà lì?
36:01Come sarà l' palestra?
36:03Come sarà l' scholarship di fichier?
36:24Come sarà l'antica civiltà nuragica?
36:27averci lasciato oltre a imponenti reperti archeologici in pietra
36:32una sapienza millenaria legata alla terra?
36:37La risposta è sì.
36:42Una recente scoperta ha sovvertito la credenza
36:47secondo la quale i meloni siano originari del Medio Oriente.
36:52In un pozzo del tutto simile a quello di Santa Cristina
36:56nei pressi di Cabras, sono stati ritrovati ben 47 semi risalenti
37:01a oltre 3.000 anni fa.
37:03Marco sapere che ciò che tu produci ha un'origine così antica,
37:28una storia così importante alle spalle ed è così un prodotto radicato in questa terra
37:35non ti genera un po' di ansia, un po' di responsabilità.
37:39Portare avanti una tradizione che pensavamo essere secolare
37:44invece poi abbiamo scoperto essere millenaria
37:46ci porta ancora maggiore convinzione nel nostro progetto
37:51che è quello di coltivare e rendere alla terra.
37:55Prendere dalla terra e rendere come se fosse un cerchio che poi va a chiudersi.
37:59Però voi dite che non coltivate la terra, ma ve ne prendete cura.
38:03Con passione aggiungerei.
38:04E allora spiegami.
38:06C'è un detto che mi piace che noi non ereditiamo la terra dai nostri padri
38:10ma la prendiamo in prezzo dai nostri figli.
38:12Come vogliamo rendergliela?
38:13Come vogliamo rendergliela è questo che spiega tutto quanto.
38:17Noi dobbiamo prenderci cura della terra perché la terra è qua da millenni
38:21è nostra responsabilità far sì che sia ancora come l'abbiamo trovata se non meglio.
38:34Un melone, un'anguria, un pomodoro, una carota
38:37che diventa un tratto così identitario
38:41e che ti rende questo profondo attaccamento alla terra.
38:47Tu come lo esprimi dal punto di vista sentimentale?
38:50Se un prodotto viene coltivato in un determinato posto
38:54e diventato identitario nella storia di quel determinato posto
38:58solitamente c'è un motivo.
38:59Quale può essere il motivo?
39:01Che il terreno sia particolarmente evocato
39:03o che la cultura del popolo che lo coltiva sia particolarmente sapiente nel farlo.
39:11Diciamo che noi pensiamo che i nostri agricoltori abbiano entrambe le cose.
39:14Dei terreni perfettamente evocati a queste culture
39:17e una sapienza, una conoscenza che poi è stata affinata con lo studio
39:22perfette per crearlo.
39:24Com'è che tu lo vedi questo percorso che non è certo finito?
39:28Com'è che si mantengono inalterate quelle sapienze,
39:31quelle tradizioni antiche affrontando però la richiesta
39:35che arriva quotidiana sul tuo tavolo?
39:37Per la parte antica possiamo dire che ancora oggi
39:40viene tutta l'ampollinazione, viene fatta con le api
39:42che sono le nostre alleate
39:43e che essendo le nostre alleate noi tuteliamo.
39:47Invece per la parte evolutiva si va a scegliere delle varietà
39:50che sono sempre derivanti da quelle antiche
39:53ma che si sposano meglio col mercato.
39:55Per esempio l'anguria che mano a mano sta diventando sempre più piccola
39:58per seguire la dimensione dei nostri nuclei familiari.
40:03O per dire, ora con l'agricoltura 4.0
40:06che si fa una gestione intelligente dell'acqua
40:08andando ad irrigare con delle sonde e quando serve diamo l'acqua
40:13quando serve diamo il concime
40:15se non serve non lo diamo
40:16e risparmiamo risorse idriche
40:18risparmiamo fitofarmaci nel terreno
40:21e risparmiamo anche soldi che non fa mai male ovviamente.
40:24Oh, buongiorno.
40:51E come siete venuti a fare una visita alla Sardegna?
40:54Ma lo sa, lei forse non lo sa ancora
40:56ma la Sardegna è bellissima
40:57è una meraviglia della natura
41:00io vengo dalla montagna
41:02e quando vedo tutti quanti che stanno passeggiando
41:05e mi rovinano il bosco
41:06e così non va bene
41:08perché il bosco oltretutto
41:10è anima alla natura stessa
41:12e così, cari miei
41:14non possiamo farci nulla.
41:16Sapete, chi mi sta monovrando si chiama Antonio Marchi di Oristano
41:25e lui si impegna tanto a scrivere le storie
41:29voi dovete capire che io ho portato i burattini in Sardegna
41:33nel 1976
41:35e sono stato fuori
41:37e ho incontrato i burattinai
41:38mi sono affezionato a loro
41:40e ho detto
41:41ma questi sono belli
41:43questi mi permettono di raccontare le cose ai bambini
41:45e Antonio quando fa i racconti
41:50esce vestito da vecchietto
41:51un vecchio burattinaio
41:53serve moltissimo
41:54leggere o seguire un racconto
41:56con la storia
41:57e con i burattini però
41:59il sorriso
42:02la simpatia
42:03la passione
42:04non muore mai
42:05Sfrutto la navigabilità di questo corso d'acqua
42:23per raggiungere la costa
42:24è il fiume Temo
42:26corre per 55 chilometri
42:28solcando l'area nord-occidentale della Sardegna
42:32le sue sorgenti
42:33sono al Monte Leone Roccadoria
42:36in provincia di Sassari
42:38e muore a Bosa
42:40quando incontra il mare
42:41in provincia di Oristano
42:43la caratteristica di essere navigabile
42:51è unica per tutta l'isola
42:53sfruttata già al tempo dei romani
42:56che volevano accedere dal mare
42:57alle aree più interne
42:59impervie e selvagge
43:01Bosa
43:02da sempre rappresenta
43:03un approdo sicuro
43:05per i pescatori
43:06vero Affrosso?
43:11si è vero
43:12ma che poi Affrosso sta per?
43:16per Alfonso
43:16Alfonso
43:18sei pescatore da quante generazioni?
43:21da due
43:22fino a mio nonno
43:24tuo nonno, tuo padre e poi tu?
43:25si
43:26ma hai imparato, ti ha insegnato qualcuno?
43:28mio padre
43:29mio padre, si
43:30già da bambini?
43:31si, da natola
43:33ma sei pescatore d'acqua dolce o d'acqua salata?
43:36no, d'acqua salata
43:37che cosa peschi?
43:40pesco a ragoste
43:41faccio ancora un mestiere antico
43:44con le nasse, capito?
43:46quelle in giunco
43:47ah, le fai tu?
43:47si, si, le costruisco io
43:49perché mi hanno insegnato così
43:51cosa vuol dire essere pescatore a Bosa?
43:54alla fine è un mestiere come l'altro
43:55da bambino
44:00si, si andava a scuola
44:02ti mandavano
44:03però serviva
44:03manodopera a casa, capito?
44:07poi
44:07essendo famiglie numerose
44:09come la nostra
44:10noi avevamo
44:1012 figli
44:11allora
44:13serviva
44:13lavorare
44:14è vero
44:15un figlio in più
44:15non era una bocca da sfamare
44:17ma erano due braccia
44:19per lavorare
44:20esatto
44:20tu non ce la fai
44:22a non andare a pescare
44:23inverno non si va a pescare
44:24perché è il tempo brutto
44:26sto male
44:27mi sento male
44:28come
44:29arriva la primavera
44:30che si inizia a lavorare
44:32e
44:32ah
44:34senti Alfonso
44:39ma tu cambieresti mai
44:40Bosa
44:41questo fiume
44:42quel mare
44:43con qualcos'altro
44:44ti è mai venuto
44:44a voglia di andare via?
44:47no
44:47sono andato via
44:48due anni
44:49dove?
44:50ho lavorato
44:51in una delle migliori città d'Italia
44:53Firenze
44:54si, bella
44:54che io
44:55quando sono rientrato qua
44:57se a me mi dovrebbero dire
44:58tu da oggi devi andare via
45:00facciamo il foglio di via
45:02scegliti un posto
45:03dove vai andare a vivere
45:04avresciato Firenze
45:05e cosa facevi là?
45:08ma facevo carpentiere
45:09però sei tornato qua
45:11l'hai fatta l'esperienza
45:12ma sei tornato
45:13ho sofferto di nostalgia
45:14è un po' tipico dei sardi
45:17un attaccamento
45:19ho pianto anche di nostalgia
45:21ho pianto
45:21la radice
45:23la radice
45:24adesso
45:28appare Bosa
45:30con le sue casette caratteristiche
45:31coloratissime
45:32la sua rocca
45:33e l'area
45:34ha tutta delle concerie
45:35grazie al fiume
45:37si è sviluppata questa storia
45:39e questa economia è importante
45:41l'altra economia
45:42i pescatori
45:44e in più c'erano le concerie
45:45sì sì
45:46che era un'industria
45:47importante in tutta la Sardegna
45:50a Bosa le dicono
45:51Bosa fiagosa
45:52Bosa che puzza
45:54perché c'erano le concerie
45:56allora per trattare le pelli
45:58usavano le fecci dei cani
46:00capito?
46:01c'era uno apposta
46:02che andava in giro
46:03che raccoglieva le fecci dei cani
46:06in giro
46:06e le vendeva
46:08ai conciattori
46:09e c'era sempre
46:11questa puzza
46:12di cacca
46:13diciamo
46:13e per quello
46:15Bosa era nominata
46:16allora
46:17Bosa fiagosa
46:18Bosa puzzolente
46:20però io sapevo
46:21che le avevano costruite
46:23dall'altra parte
46:23del fiume
46:25intanto perché
46:26così
46:26le maestranze
46:28le raggiungevano facilmente
46:30e poi
46:30proprio perché
46:32le correnti d'aria
46:33portavano via
46:35la puzza
46:35l'odore forte
46:37e acre
46:37della conceria
46:38sì sì
46:38però è rimasta
46:41sì è rimasta
46:41io amo la Sardegna
46:58la amo
47:00perché è una terra
47:01che mi riporta
47:02ai valori più semplici
47:04ma anche ai più profondi
47:05della vita
47:06la Sardegna
47:16non è un paradiso
47:18che si può conquistare
47:19come se fosse
47:21quell'angolo
47:22misterioso
47:22dell'infanzia
47:23il cui ricordo
47:25ancora mi commuove
47:26è un paradiso
47:28è un paradiso
47:29Grazie a tutti.