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  • 4 mesi fa

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Trascrizione
00:04E' un momento in cui la guerra è una ripresa del scontro per lo stretto di Ormuz tra USA e
00:14Iran a determinare i sentiment degli investitori.
00:17Proviamo a capirne di più con Riccardo Alcaro, signor fellow dell'Istituto Affari Internazionali.
00:23Buongiorno Alcaro, grazie di essere con noi.
00:25Buongiorno, ben ritrovati.
00:28Alcaro, che possiamo dire di questo pedaggio che improvvisamente viene imposto dagli Stati Uniti invece che dall'Iran,
00:37con quale diritto internazionale è comprensibile, va già inserita in qualche modo nel rango delle provocazioni trampiane che poi non
00:46diventano concrete
00:47oppure c'è il rischio che secondo lei qualcosa rimanga sul terreno?
00:55Secondo me è una... lei ha parlato di provocazione, io non credo proprio sia una provocazione ma una sparata magari
01:04proprio estemporanea
01:07a cui insomma un tipo di comunicazione a cui il presidente americano ci ha abituati.
01:14Per il momento non vedo come gli Stati Uniti possano imporre un pedaggio del genere, fra l'altro 20%
01:23rispetto all'1-2% che avrebbe richiesto l'Iran
01:27e la differenza è stata rimarcata in maniera quasi umoristica nella battaglia retorica della comunicazione dagli iraniani.
01:37E poi non c'è nessuna base legale, va ovviamente contro il principio che gli americani giustamente hanno voluto sostenere
01:46fino adesso
01:47che il passaggio in stretti marittimi naturali non deve essere soggetto a forme di pagamento da parte degli stati costieri.
01:59Quindi insomma... e bisogna anche ricordare che gli Stati Uniti in questo momento non controllano lo stretto di Hormuz
02:05e quindi lasciamola per adesso alla dimensione delle sparate estemporanee di un presidente bizzarro.
02:13Alcare, il problema è che queste sparate non le dice in un momento condiviale ma le scrive ufficialmente sul proprio
02:20truffe
02:21in qualche modo determinando comunque anche i corsi azionali degli investimenti.
02:25Io però a questo punto le chiedo anche questo, forse è una sparata l'idea del pedaggio, però sicuramente è
02:31ripartito il blocco navale,
02:33la guerra è di nuovo una guerra di bombardamenti e di missili che volano da una parte all'altra dello
02:39stretto.
02:40A questo punto le possibilità, i tempi di un possibile ritorno al tavolo delle trattative?
02:48È una domanda che ovviamente ci facciamo tutti, sono sicuro che non può avere una risposta precisa nemmeno lei,
02:54però insomma vorremmo sentire un parere su questo.
02:58Ci sono ancora spiragli aperti nel dialogo e la possibilità che si ritorni almeno a una situazione di cessate il
03:04fuoco?
03:06Ci sono perché la logica che ha dettato la firma del memorandum di intesa a metà giugno vale esattamente oggi
03:16come valeva un mese fa.
03:17La chiusura dello stretto di Hormuz eleva i costi politici e economici per gli americani e l'economia internazionale
03:25e certamente anche per l'Iran.
03:31E poi c'è una volontà regionale di tornare a una situazione di stabilità e maggiore sicurezza
03:39e soprattutto di riapertura delle rotte commerciali.
03:42Quindi uno spiraglio c'è.
03:44Il problema è che entrambi i contendenti, Stati Uniti e Iran, hanno firmato un memorandum d'intesa
03:53promuovendo una narrazione della vittoria.
03:57E secondo Trump il memorandum doveva immediatamente portare all'apertura dello stretto,
04:05è cosa che l'Iran poteva approvare soltanto se quella riapertura fosse avvenuta sotto il suo controllo.
04:16E quello che mi sembra di capire l'amministrazione Trump ancora non ha assimilato, ancora non ha capito,
04:24è che per gli iraniani il controllo sullo stretto di Hormuz in questo momento è più importante di ogni altra
04:30cosa,
04:31anche della riapertura dello stesso stretto.
04:33E quindi o l'amministrazione Trump si decide a fare dei compromessi in vista di una riapertura dello stretto
04:43oppure decide di impiegare tutte le risorse necessarie, correndo tutti i rischi e subendo tutti i costi
04:54e assorbendo tutti i costi di un'operazione militare tesa a riaprire lo stretto con la forza,
05:01su cui io ho i miei dubbi.
05:04È veramente una situazione molto molto difficile,
05:07dalla quale è complicatissimo politicamente uscire per le parti.
05:11Marco, lei ha parlato di costi, io la porto dall'altra parte dell'Atlantico,
05:15ma lo scenario poi è molto collegato perché è pur sempre uno scenario bellico,
05:20perché ieri la riunione dei volenterosi in qualche modo a Parigi, presente anche in Italia,
05:24nove paesi europei, hanno deciso l'avventura di un nuovo scudo missilistico
05:31che dovrà essere in qualche modo approntato, difenderà l'Ucraina, ma soprattutto anche l'Europa.
05:36E qui, proprio in termini di costi, pare che sia un'iniziativa, diciamo così,
05:43laterale rispetto alle spese decise ad Ankara per la Nato e fortemente volute da Trump.
05:50È un momento in cui anche l'Europa non solo prova a fare da sola,
05:53ma soprattutto mostra quell'Europa a due velocità che molti chiedono si concretizzi,
06:00in cui c'è un gruppo che insomma fa una fuga in avanti.
06:03Come leggere politicamente tutto questo, sia nel rapporto con la Nato,
06:08sia nel rapporto con le modifiche europee?
06:12Ma non vedo grandi contraddizioni.
06:15Naturalmente quello della difesa è un settore dove non esiste una possibilità per l'Europa
06:19di procedere tutta insieme allo stesso passo,
06:24anche perché la dimensione della difesa è divisa a livello operativo,
06:27di pianificazione strategica che riposa nella Nato e invece a livello di produzione industriale,
06:37che è una questione nazionale, a cui però si è sovrapposta una dimensione europea,
06:45intendo dell'UE, e a cui però si sovrappongono anche dimensioni europee,
06:50diciamo minilaterali, in accordi intergovernativi soltanto fra alcuni Stati,
06:57fra alcuni Stati membri dell'Unione Europea e magari qualche Stato non più membro dell'Unione Europea
07:02come il Regno Unito,
07:03o uno Stato che si è candidato ad aderire all'Unione Europea come l'Ucraina,
07:11e questo è il caso del sistema di difesa antimissile.
07:14E qui la vera questione, la buona notizia, è che innanzitutto si cerca immediatamente
07:20di andare a colmare un gap nelle capacità militari europee,
07:23quello della difesa antimissili, ce ne sono molto poche,
07:26c'è soltanto un sistema sviluppato da Italia e Francia,
07:29quindi ampliarlo è assolutamente necessario,
07:33anche perché i Patriot, il sistema antimissile di produzione americana,
07:37si è dimostrato fondamentale, più e più efficiente,
07:40e quindi bisognerà in qualche modo colmare quel gap,
07:44lo si fa in maniera integrata, certo a livello intergovernativo,
07:49lo si fa con il Regno Unito che è un grande attore nell'industria della difesa
07:53e lo si fa soprattutto con l'Ucraina che sul fronte dell'industria della difesa
07:58sta scalando le classifiche dei paesi con un settore più all'avanguardia
08:05perché questo settore ovviamente ha avuto l'enorme stimolo
08:10di dover rispondere a una guerra in corso
08:13e quindi in questo senso io le direi che più che mettere l'accento
08:18sulle incoerenze con la Nato, il fatto che lo si fa a livello intergovernativo,
08:22non a livello UE e così via, direi questa è una buona notizia,
08:26la vera questione è se effettivamente si riuscirà a fare,
08:29perché comunque bisogna integrare diversi settori, diverse compagnie
08:34con diverse capacità in tempi relativamente brevi
08:37e con uno sforzo finanziario significativo
08:40perché i sistemi di difesa antimissere costano parecchio.
08:44Riccardo Alcaro, signor Fellow dell'Istituto per gli Affari Internazionali,
08:48grazie di essere stato con noi.
08:50Grazie a voi, buongiorno.