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  • 2 giorni fa
Milano, 8 ott. (askanews) - "Per le persone a Gaza, un cessate il fuoco non è soltanto un titolo di giornale o un accordo annunciato durante una conferenza stampa. Quello che sta accadendo ora non sembra un cessate il fuoco: le persone continuano a morire". A parlare è Fatima, del Social Development Forum, partner di ActionAid, che a tre anni dall'inizio dei raid israeliani, cominciati dopo gli attacchi del 7 ottobre da parte di Hamas, racconta la situazione drammatica dei palestinesi."A Gaza le famiglie vivono ancora nelle tende e le piogge invernali allagano i rifugi. Le persone continuano a fare lunghe file per un po' di pane, cercando qualcosa da mangiare. Vogliamo sentire gli effetti del cessate il fuoco nella nostra vita quotidiana. Vogliamo che i bombardamenti cessino davvero, che le famiglie possano andare a dormire sapendo che, al risveglio, i loro figli saranno ancora lì, che le persone possano accedere ad acqua, cibo e medicinali senza paura né privazioni e che le famiglie abbiano un luogo sicuro che le protegga, invece di continuare a vivere tra macerie e tende", dice Fatima."Dopo tre anni di genocidio, le persone qui non chiedono molto - conclude - Chiedono sicurezza, una casa, una scuola in cui i bambini possano tornare, un ospedale che possa davvero garantire le cure di cui hanno bisogno, una giornata normale in cui la paura non faccia più parte della vita quotidiana. Un cessate il fuoco è un primo passo essenziale, ma significa poco se la vita delle persone resta sospesa nell'incertezza".

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Trascrizione
00:00For Babel in Gaza, a ceasefire is not just a headline or an agreement announced in a press conference.
00:07What is happening now does not feel like a ceasefire.
00:11Babel are still dying, families are still living in tents, winter rains are flooding the churches.
00:17Babel are still standing in long lines for a bread searching for something to eat.
00:22We want to fear the ceasefire in our daily lives.
00:25We want the bombing to actually stop, for families to go to sleep knowing their children will still be there
00:32when they wake up in the morning,
00:33for Babel to have access to water, food and medicine without fear or hardship,
00:39and for families to have a safe place that protects them instead of continuing to live among rubble and tents.
00:48After three years of genocide, Babel here are not asking for much.
00:53They are asking for safety, for a home, for a school that children can return to,
00:59for a hospital that can actually provide the care they need,
01:03for an ordinary day where fear is no longer part of everyday life.
01:09A ceasefire is an essential first step,
01:13but it means little if Babel's lives remain suspended in uncertainty.

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