" In ogni società, in ogni paese, in ogni epoca, ci sono angoli bui che sfuggono allo sguardo. Punti ciechi e zone d'ombra in cui la luce di tutti i giorni non arriva. Soprattutto per quelle società, quelle epoche e quei paesi che si ritengono più sani, più felici e più innocenti. E che proprio quelle zone d'ombra hanno deciso d'ignorare, stabilendo un confine oltre il quale non è più lecito, non è più raccomandabile, spingere lo sguardo. E invece è proprio lì che si annidano gli incubi che turbano i sogni dell'infanzia più innocente. Ogni epoca, ogni luogo, anche l'Italia, ha il suo incubo. Il suo serial killer... "
ANNAMARIA FRANZONI: Il delitto di Cogne è uno dei casi di cronaca nera più famosi, complessi e mediatici della storia italiana recente. Alle 8:28 del 30 gennaio 2002, la madre, Annamaria Franzoni, telefona al 118 urlando che il figlio sta vomitando sangue e che "gli è scoppiato il cervello". Sul posto arriva anche la dottoressa Ada Satragni (medico di famiglia), che inizialmente ipotizza un aneurisma cerebrale. I soccorritori del 118 si accorgono subito che sul capo del bambino ci sono ferite profonde e inferte dall'esterno. Samuele muore poco dopo l'arrivo dei soccorsi. L'autopsia rivela che il piccolo è stato colpito alla testa per ben diciassette volte. L'arma del delitto, un oggetto contundente e probabilmente tagliente (si ipotizzò un mestolo ornamentale, un piccone da ghiaccio o uno zoccolo), non è mai stata ritrovata. Il delitto si consuma in un lasso di tempo ridottissimo, stimato in appena otto minuti (tra le 8:16, ora in cui la Franzoni esce di casa per accompagnare il figlio maggiore Davide allo scuolabus, e le 8:24, quando la donna rientra). Il caso di Cogne è stato uno dei primi in Italia a basarsi in modo massiccio sulla BPA (Bloodstain Pattern Analysis), lo studio della disposizione delle macchie di sangue: La prova cardine dell'accusa è il pigiama della Franzoni, trovato sul letto matrimoniale. Secondo i periti del RIS di Parma, guidati allora da Luciano Garofano, le micro-macchie di sangue da schizzo presenti sul pigiama dimostravano che chi lo indossava si trovava sopra il bambino al momento dell'aggressione. Dopo anni di colpi di scena e una fortissima spaccatura nell'opinione pubblica italiana, la vicenda si è conclusa definitivamente in Cassazione: Annamaria Franzoni viene condannata a 30 anni di reclusione con rito abbreviato. La pena viene ridotta a 16 anni di carcere.
https://it.wikipedia.org/wiki/Delitto_di_Cogne
https://en.wikipedia.org/wiki/Cogne_case
https://es.wikipedia.org/wiki/Asesinato_de_Cogne
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