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Trascrizione
00:04Siamo con Franco Bruni, professore emerito dell'Università Bocconi, già vicepresidente
00:10dell'ISPI. Buongiorno Bruni, grazie per noi. Bruni, io le chiedo inizialmente una fotografia
00:18dello stato dell'arte dell'economia americana, perché è un'economia che continua a crescere,
00:23mostra resilienza, ma anche sembra far intravedere all'interno fragilità come fiducia dei consumatori
00:29debole, un caro vita in crescita, un mercato del lavoro che ha dato segni di rallentamento.
00:35Lei come la vede? Come l'ha descritta lei, cioè molto contraddittoria, con una grande
00:44incertezza sul futuro, dato che oltretutto loro sono alla vigilia di elezioni che potrebbero
00:50creare una serie di disturbi di vario tipo, a parte il cambio di maggioranza al Senato
00:56e alla Camera, ma le reazioni poi della Presidenza potrebbero essere brusche. In ogni caso gli
01:05Stati Uniti, come l'Europa e come tutto il mondo, sono di fronte a un problema di offerta,
01:14di prezzi, di costo dell'energia e questo problema è dovuto a fattori geopolitici che sono però
01:23molteplici, diversi e complessi da prevedere. Quindi c'è un'enorme incertezza su quanto
01:29durerà questo shock e per le autorità monetarie che devono decidere fra oggi e domani sia
01:39e dopo domani sia in America che in Europa, questa incertezza sulla durata dello shock di
01:48offerta è un problema grave perché se fosse considerato temporaneo e quindi che possa finire
02:00diciamo così nei prossimi trimestri o attenuarsi molto nei prossimi trimestri, allora non sarebbe
02:09il caso di forzare la lotta all'inflazione con i tassi, perché questo dice il libro di
02:15testo in sostanza, gli shock di offerta temporanei non si combattono con una restrizione, mentre
02:20invece se ci fosse un'alta probabilità che questa situazione di tensione continua a durare,
02:29allora sì. Quindi discuteranno molto credo sia alla Fed che alla BCE su come interpretare
02:38la situazione dei costi che stanno premendo contro il tasso di inflazione e decideranno in
02:48conseguenza probabilmente in modo non unanime.
02:52Bruni, tra questi shock di offerta lei ci metterebbe anche, diciamo così, anche se forse è un po' improprio
02:59definirlo così, ma uno shock di offerta per quanto riguarda il debito che vive anche gli Stati Uniti,
03:04perché è vero che c'è la paura dell'inflazione che tiene alti rendimenti, però sembra che dietro ci sia
03:11anche altro, ci sia un ragionamento sulla sostenibilità di quel debito, sulla credibilità di alcune politiche,
03:16del ruolo degli Stati Uniti. Insomma, c'è intorno agli Stati Uniti una narrativa che in qualche modo
03:22sostiene i rendimenti al di là delle mosse delle banche centrali?
03:28Non lo so, è il mercato che deve deciderlo. Io dai numeri trago l'impressione che gli Stati Uniti,
03:37i tassi di interesse negli Stati Uniti, i tassi di interesse a 5-10 anni, diciamo,
03:43sono stati abbastanza insensibili al possibile rischio paese. Sono cresciuti molto perché c'è
03:51un'aspettativa di tassi in salita, e questo naturalmente si traduce nei tassi effettivi,
03:57ma non si aggiunge a questo aumento che riflette le aspettative di inflazione, quindi di tassi
04:07più alti, non si aggiunge quel premio al rischio paese che uno penserebbe meritino i tassi
04:18americani, perché col debito che hanno e con la scarsa propensione a correggerlo, sarebbe
04:25in realtà cosa succede? Che gli Stati Uniti sono l'unico mercato al mondo dove si può
04:29parcheggiare liquidità, dove si può scegliere liberamente la composizione del portafoglio,
04:37sono grandi, quindi è un grande mercato unitario e questo premato lo mantiene, non c'è nessuno
04:44che glielo toglie e questo fa sì che dei dollari non si può fare a meno, quindi il
04:50tasso di interesse sul dollaro se lo si depura dalle aspettative di tassi non subisce quell'aumento
04:59che per esempio invece ha subito moltissimo sia il debito francese che quello italiano.
05:05Un altro caso di stabilità è quello tedesco, ma quello sappiamo che è un mercato piccolo
05:11che serve all'Europa per parcheggiare liquidità, ma non serve al mondo.
05:18Bruni, c'è anche da dire che la Fed non ha soltanto mandato ovviamente sui prezzi, ha
05:22mandato anche, lo sappiamo, sul mercato del lavoro e anche nel mercato del lavoro, in
05:27parte se ne accendava prima, in America ci sono contraddizioni importanti, la disoccupazione
05:32resta contenuta, le richieste di sussidio rimangono bassi, però sono stati creati gli ultimi
05:38dati dicono appena 29 mila posti di lavoro. C'è un equilibrio che cambia all'interno
05:45anche perché c'è una politica sull'immigrazione che in questi anni ha cominciato ad avere i
05:50propri frutti o a dare i propri frutti, giusti o sbagliati, che vengano considerati?
05:56Mi impressione è che il nuovo Presidente della Fed e diversi dei membri della Fed vogliano
06:09togliere un pochino di enfasi al secondo obiettivo che la Fed ha per ragioni statutarie, cioè
06:15quello del mercato del lavoro, che ha sempre questi dati fra l'altro molto incerti, perché
06:22da un lato magari la disoccupazione cresce poco, ma perché cresce poco al sì la domanda che
06:27l'offerta, insomma è anche difficile da interpretare, mentre invece vogliono concentrarsi di più
06:35sull'inflazione. Questo è il messaggio che ha dato il nuovo Presidente fin dall'inizio e direi
06:41che le prime conferenze che ha fatto confermano questo atteggiamento. Quindi lei ha ragione,
06:47ci sarà senz'altro un dibattito anche all'interno della Fed sulle condizioni del mercato del
06:53lavoro, che sono molto complicate da leggere, ma alla fine anche nel messaggio credo che sarà
06:59enfatizzato di più l'aspetto dell'inflazione, perché credo che addirittura l'attuale Presidente
07:08sarebbe favorevole a togliere completamente dall'obiettivo della Fed ufficiale il mercato
07:16del lavoro, che diventa un obiettivo ma solo indiretto, cioè dare una preminenza ufficiale
07:21all'obiettivo dell'inflazione che secondo lui e secondo molti di noi è il vero compito
07:27della Banca Centrale.
07:58Cambia comunque in peggio secondo me. Abbiamo avuto diversi panel e discussioni su che cosa
08:06succede dopo le elezioni in America da esperti degli Stati Uniti e diciamo che l'obiettivo
08:15comune, l'opinione comune è che comunque vadano le elezioni. I prossimi due anni in America
08:22saranno molto complicati e molto tesi perché la reazione della Presidenza tenderà a essere
08:31destabilizzante sia nel caso in cui vince, che non perde troppo perché vincere non può
08:39vincerlo, ma diciamo se per esempio mantiene il Senato cercherà di cavalcare questo semisuccesso
08:48in un modo molto aggressivo e quindi creando un'ulteriore confusione e disordine. Se poi
08:55addirittura perde invece anche il Senato la sua reazione sarà molto destabilizzante. Quindi
09:03la preoccupazione che sento da chi conosce a fondo la situazione degli Stati Uniti stato
09:11per stato perché il problema è che le elezioni del Senato vanno previste conoscendo a fondo
09:17la situazione di ogni stato perché hanno due rappresentanti per stato indipendentemente dalla
09:23grandezza. Come dico il giudizio generale è che comunque vadano, dobbiamo aspettarci due anni di
09:33difficoltà, di instabilità eccetera generata probabilmente dall'attuale Presidenza che reagirà
09:40male a qualunque tipo di esito. Lo sapremo tra poco più di una settimana. Grazie Franco Bruni,
09:47la invito già a essere dei nostri se vuole quando commenteremo l'esito delle elezioni insieme
09:52agli altri esperti che ci accompagnano di solito. Grazie allora professore. Grazie, buon lavoro.