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  • 12 minuti fa
Trascrizione
00:00Guardare all'antichità e ai suoi oggetti non solo per ricostruire il passato, ma per
00:04pensare a un'idea di futuro che pogge sulla storia e sull'umanità di cui quegli stessi
00:09oggetti in fondo ci raccontano in profondità.
00:11Fondazione Pada Milano presenta la mostra Global Antiquity, dedicata alle interazioni
00:15culturali tra Africa, Asia e l'Europa tra il 600 a.C. e il 1000 d.C., un progetto di
00:20ricerca, terzo capitolo di una più vasta riflessione della fondazione sul tema del
00:24classico, curato da Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi, che ci
00:29parla di un altro mondo globale.
00:31La globalizzazione che noi viviamo è una globalizzazione che va dall'alto in basso,
00:35top down, come si dice, dove ci sono dei paesi guida, i paesi più ricchi, ci sono le
00:40multinazionali, i grandi centri finanziari e poi ci sono tutti gli altri che arrancano
00:45dietro. La globalità antica non è la stessa cosa, la globalità antica era un
00:49processo lento, non veloce come il nostro, lento, rado, però era un processo
00:56insostanzialmente simmetrico e paritetico, orizzontale, dominata dalle merci di cui si
01:02aveva bisogno, l'avorio bisognava importarlo per forza dall'India o dall'Africa, il pepe
01:06nero bisognava importarlo per forza dall'India ed era importantissimo per la cucina romana,
01:10ma è dominato anche dalla reciproca curiosità, perché col pepe nero, che era necessario,
01:15arrivavano anche dei piccoli avori, delle opere d'arte e tornavano in là delle opere
01:20d'arte invece di arte romana. Questi oggetti portano, oltre che la loro bellezza e la rilevanza
01:25archeologica, un sentimento più sottile, sono testimonianze di ciò che è stato, ma
01:29anche di quello che non è stato o che abbiamo perso, come le grandi statue di Buddha distrutte
01:34dai talebani, oppure come degli oggetti che avrebbero dovuto arrivare dall'Ucraina e
01:38invece al loro posto ci sono soltanto alcune teche vuote. Questi oggetti parlano, questi
01:43oggetti hanno una memoria, esiste una memoria delle cose, questa è un'affermazione che sta
01:50dietro tutta questa mostra che la sorregge. Esiste una memoria delle cose, le cose sono
01:54in grado di parlare, naturalmente bisogna farle parlare con metodo archeologico. Un punto
01:58essenziale di questo metodo archeologico è la serialità implicita negli oggetti.
02:03Proprio la serialità, nel suo essere così legata alla vita reale umana, è uno degli
02:06aspetti su cui si è soffermata l'indagine di Fondazione Prada sul Classico e oggi, attraversando
02:11il podium dello spazio milanese, si può provare a sentirsi vivi in un altro luogo e in un
02:15altro tempo, accompagnati per esempio dalle lettere incise in molte lingue diverse, che
02:20sono prove e racconto di ciò che siamo stati. E anche l'allestimento dello studio di Ram Kulas
02:25è parte della narrazione, così meravigliosamente enciclopedica e imperfetta della mostra.
02:29Questa è una mostra di contesti, di rapporti, quindi abbiamo studiato fino ai dettagli con
02:35Oma anche come i pezzi andavano abbinati, come andavano mostrati, per suggerire anche
02:39tramite la vicinanza e l'allestimento stesso i rapporti di trasformazione, di simmetria
02:46e di movimento di tutti gli oggetti che abbiamo, di concetti che abbiamo voluto approfondire.
02:51Concetti che sono contemporanei e necessari, perché quando parliamo dell'antichità globale
02:55parliamo di migrazione, di dialogo, di superamento delle differenze attraverso la curiosità e le
03:00culture, ossia in fondo parliamo di tutto ciò che oggi ci manca.

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