00:00Fatemi ringraziare di nuovo per l'invito anche quest'anno agli Stati Generali della Green Economy,
00:06a tutti voi che siete riuniti a Rimini e in particolare a Edo Ronchi che da molti anni
00:11promuove questo appuntamento. Servirà uno sforzo enorme anche se non dobbiamo dimenticare che il
00:20PNRR e in generale Next Generation EU ha già dato un contributo significativo, non dobbiamo
00:29dimenticare che oltre un terzo delle risorse di questi 800 miliardi destinati alla ripresa dopo
00:36il Covid era vincolato a investimenti per la transizione climatica e che l'insieme di questi
00:42investimenti aveva un limite molto chiaro, nel gergo bruxellese do no significant harm, non fate
00:53danni significativi all'ambiente per qualsiasi interventi, non solo per quelli vincolati alla
01:00transizione climatica. Quindi senz'altro già il PNRR ha dato un contributo strategico a una transizione
01:10verde nelle nostre società e anche in Italia, ma è altrettanto evidente dalla situazione che abbiamo
01:17attorno a noi che questa transizione va accelerata e ci sono alcune misure che si potrebbero prendere
01:25se ci fosse una maggiore disponibilità da parte degli Stati membri dell'Unione Europea senza enormi
01:31investimenti comuni, per esempio una migliore integrazione delle reti, per esempio un miglioramento
01:40dei rapporti tra paesi vicini che spesso si ostacolano invece di favorire gli scambi energetici,
01:49però poi senza dubbio se parliamo delle grandi infrastrutture o degli acquisti comuni di rinnovabili
01:56servirebbe un impegno di finanziamento comune, più che un nuovo PNRR servirebbe l'idea che
02:08attraverso l'emissione di obbligazioni comuni non solo si fa una cosa importantissima per i mercati
02:15finanziari, per l'autonomia strategica dell'Unione Europea, ma si fa una cosa che può dare dei risultati
02:22straordinari. Dal mio punto di vista, lo scrivo anche nel mio libro, almeno in tre campi, il primo è quello
02:29dell'autonomia energetica, il secondo è quello della difesa comune e il terzo è quello di cercare di
02:35recuperare un po' di ritardi che abbiamo accumulato dal punto di vista delle tecnologie di avanguardia,
02:41dell'intelligenza artificiale, eccetera. Quindi molto si può fare, ma certamente un finanziamento comune
02:49renderebbe questa azione comune europea più forte, più incisiva, più straordinaria.
02:54Parlare di un confronto tra Europa e Stati Uniti talvolta può sembrare addirittura riduttivo.
03:00Non c'è dubbio che il Presidente Trump abbia da sempre una posizione ostile alla transizione
03:10climatica, negazionista. Io ho avuto l'occasione di ospitare il Presidente Trump nel suo primo G7,
03:19del suo primo mandato, parliamo del 2017, nel G7 di Taormina e già allora era stato, era entrato
03:29alla Casa Bianca da due mesi, già allora il Presidente Trump la decisione principale che annunciò
03:35in quel G7 fu quella di un'uscita dagli accordi di Parigi. Quindi niente di nuovo da un certo punto
03:42di vista, è tuttavia una situazione che nel secondo mandato del Presidente Trump si è addirittura
03:49aggravata. Perché si è aggravata? Perché non è soltanto la rinuncia agli impegni presi
03:57a Parigi. Ricordiamoci che l'amministrazione americana, in particolare il Segretario di Stato
04:03John Kerry, erano stati fondamentali nel raggiungere quelle intese a Parigi, ma non c'è solo la rinuncia
04:10a quegli impegni, c'è molto di più, c'è l'assoluta priorità data ai combustibili
04:16fossili, drill baby drill, lo slogan del Presidente Trump e quindi una contrapposizione, non solo
04:25una negazione, ma addirittura una contrapposizione. Trump non ama le pale oliche e lo dice in tutte
04:33le occasioni, in ogni parte del mondo. Che cosa possiamo fare noi europei? Dobbiamo
04:39semplicemente, io credo senza troppo imbarazzo, rivendicare un ruolo di avanguardia, di leadership
04:48dell'Unione Europea in questa transizione climatica, che è nei fatti. Perché in fondo
04:53i grandi attori globali che hanno ridotto le emissioni negli ultimi anni sono stati l'Unione
05:00Europea e il Giappone. Gli altri o le hanno conservate come erano o addirittura le stanno
05:07aumentando, lo si può anche capire, stiamo parlando dell'India soprattutto, dell'Indonesia.
05:12Quindi noi abbiamo qualcosa da rivendicare come europei e dobbiamo, se mi posso permettere,
05:21smetterla anche nel nostro Paese di buttare la croce addosso all'Europa e alle presunte forzature
05:29dell'Europa. Perché, insomma, chiunque, non dico sia un esperto di energia, ma lega
05:36i giornali, sa che se oggi abbiamo un'emergenza dal punto di vista energetico, che si traduce
05:42in un'emergenza di prezzi, di inflazione, di sostenibilità per le famiglie e per le
05:48imprese, questo non è certamente colpa dell'Europa, c'è la parola Hormuz che da sola, penso,
05:55riassuma le origini di questa nuova crisi. Quindi guai a prendere da questa condizione
06:03di differenza con gli Stati Uniti, che certamente ci auguriamo anche sulla base di risultati
06:10che auspichiamo nelle prossime ore, ci auguriamo cambi, ma guai a trarre da questa differenza
06:18una conclusione negativa come sarebbe il rallentamento dell'impegno europeo. Bisogna invece correggere
06:26cose che vanno corrette, ma andare avanti in un impegno che si rivela sempre più chiaramente
06:32strategico. Non c'è dubbio che la concorrenza, la competizione cinese è un problema gigantesco
06:39per la nostra industria manifatturiera, ormai la Cina è diventata la manifattura del mondo,
06:47la più importante centrale di industria manifatturiera nel mondo. E dire che 30 anni fa noi ci eravamo
06:57illusi, noi europei, del fatto che invece la Cina fosse un meraviglioso mercato al quale
07:08indirizzare le nostre esportazioni, in generale e in particolare le nostre esportazioni dell'industria
07:15automobilistica e in particolare dell'industria automobilistica tedesca. Non dimentichiamo che tutta
07:22questa grandissima capacità competitiva dalla Cina ha come punto di inizio, più o meno
07:2930 anni fa, alla fine del secolo scorso, l'ingresso della Cina nell'Organizzazione Mondiale del
07:34Commercio con l'attribuzione della clausola di nazione preferita e in un periodo nel quale
07:43sembrava che al massimo la manifattura cinese potesse copiare quello che facevamo in Europa
07:50o negli Stati Uniti. Ormai non è più vero, non è più vero da almeno un decennio e non
07:57c'è dubbio che ci troviamo di fronte a un competitor molto complicato perché non solo
08:04la manifattura cinese si è rivelata capace dal punto di vista tecnologico di essere molto
08:10avanzata ma è sicuramente sovvenzionata dallo Stato in un modo completamente diverso da quello
08:20che possiamo affrontare noi in Europa o negli Stati Uniti. Quello che sta succedendo in Cina è che il
08:28Paese regge una crescita indispensabile ancora al di sopra del 4 per cento principalmente attraverso la
08:40crescita continua delle esportazioni. Non si riesce a compensare tutto questo con la crescita dei
08:48consumi interni per ragioni legate anche alle tendenze demografiche che sono in atto in Cina. Che
08:55cosa produce tutto questo nei rapporti tra Cina e Unione Europea? Deficit. Noi siamo passati nel corso
09:04di un solo anno da 300 miliardi a 350 miliardi di deficit nelle relazioni commerciali tra Unione
09:14Europea e Cina e pensate che il nostro deficit nelle relazioni con la Cina è più o meno equivalente al
09:25surplus
09:26che come Unione Europea abbiamo nelle relazioni commerciali con tutto il mondo. Quindi è veramente un tema
09:34molto importante. Come affrontarlo? Ma io penso che la linea giusta e mi pare che la Commissione
09:41recentemente ha fatto qualche passo in questa direzione. La linea giusta è quella di un mix tra barriere in alcuni
09:50settori protettive di alcune nostre filiere industriali che sono inevitabili, ma non barriere
09:58generalizzate e non barriere ingiustificate. Si tratta di negoziare con la Cina, di vedere in che misura
10:04alcuni settori possono essere protetti, ma al tempo stesso si possono incoraggiare investimenti cinesi e si
10:14possono realizzare intese che per la nostra industria sono molto importanti, ad esempio sui minerali rari.
10:22Un'ultima annotazione sui temi che interessano di più a voi negli Stati Generali della Green Economy.
10:30Se qualcuno pensasse che questa competizione o addirittura questa minaccia, diciamo così, della concorrenza cinese ci debba
10:40spingere a rallentare sulla transizione climatica, dovremmo spiegargli che in realtà è esattamente il contrario
10:49che dobbiamo fare. Perché se ci fermiamo di fronte a una competitività così pericolosa per le nostre imprese,
10:59semplicemente ci consegniamo mani e piedi alla concorrenza cinese. Dobbiamo renderci conto che il mondo va verso questa
11:09transizione, che ne dica Trump, gli investimenti parlano molto più chiaro e quindi la transizione ambientale non si
11:19fermerà e se vogliamo evitare che il vantaggio competitivo della Cina sia insopportabile, dobbiamo certamente
11:28proteggerci in qualche settore, ma contemporaneamente dobbiamo incoraggiare la nostra competitività e dobbiamo farlo in particolare
11:37noi italiani che in alcuni campi, penso ad esempio all'economia circolare, non abbiamo da invidiare a nessuno.
11:45Guai a fermarsi se c'è una concorrenza pericolosa e in qualche caso sleale, bisogna muoversi, non bisogna fermarsi.
11:55Grazie.
11:56Grazie.