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  • 1 giorno fa
La laguna di Venezia vista da una piccola barca è un Far West: onde che scuotono lo scafo, taxi, vaporetti e mezzi per le merci che si contendono i canali, manovre annunciate a voce. Dopo la morte di Sean Michieli e Gabriella Querino Elorriaga, travolti da un taxi all’alba del 12 settembre, siamo saliti sulla sanpierota «Carla» con Marta Canino, fondatrice dell’associazione «Fie a manetta». È un viaggio tra i pericoli quotidiani di chi naviga a Venezia: il moto ondoso può ribaltare le imbarcazioni o spingerle contro le briccole. Di notte solo quattro delle 7.500 briccole sono illuminate. Sott’acqua restano i «coccodrilli»: pali marciti o spezzati, invisibili e pericolosi. Intanto le competenze si dividono tra più enti e i barcavelox hanno limiti che consentono di eludere i controlli. Canino chiede regole condivise, vigilanza efficace e una cultura dell’acqua da ricostruire fin dalle scuole. Perché l’onda prodotta da una barca può mettere in pericolo chi si trova metri più in là. Leggi il reportage di Marco Bonet

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Trascrizione
00:00non è la realtà
00:03e da tutti i ragazzi
00:05non è la realtà
00:06perché l'impolazione è ancora costissima
00:09a 15-15 anni
00:11e io ho detto
00:12proviamo a raccontare anche altro
00:14tutti i ragazzi
00:15proviamo a raccontare
00:18quando vanno a pescare
00:19il loro modo di fare socialità
00:21che in base è tanto
00:22non c'è niente che parliamo
00:24non c'è niente che parliamo
00:26però
00:30dobbiamo fare bene
00:31devo passare vicino
00:33con le giastre vicino a salvaggiorno
00:36e io ho detto
00:37non c'è niente che parliamo
00:39di amici
00:39non c'è niente cosa

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