L’Opera del Duomo di Firenze ha messo mano a un progetto di restauro del Campanile di Giotto che non intaccherà le abitudini di vita della coppia di falchi pellegrini acquartierata tra gli anfratti del monumento da anni.
I nostri, quelli che hanno nidificato sulla torre giottesca, hanno scelto una delle 149 buche pontaie del Campanile. Dunque, la prima questione che si è posta, nel dare l’avvio a un restauro di cinque anni che costerà 7 milioni di euro, è stata la seguente: come non disturbare coi lavori i due inquilini pennuti? Per evitare di sfrattarli in tempi di cova, si è innanzitutto fatta slittare la realizzazione del ponteggio: un’opera di alta ingegneria, progettata per avere il minore impatto visivo e per garantire ai turisti la possibilità di continuare a godere della bellezza del monumento. Adesso partono i lavori: che, già dalla durata prevista, svelano la loro complessità. La sequenza degli interventi è quella solita. Studio e analisi dei danni, pulitura, eventuali ripristini.
La prima analisi della torre campanaria, ideata da Giotto nel 1334, proseguita dall’allievo Andrea Pisano e conclusa da Francesco Talenti nel 1359, di problemi ne ha rivelati parecchi già a partire dalle alterazioni cromatiche, dei marmi di rivestimento: quello bianco, quello verde di Prato, il più danneggiato, e il rosso di Cintoia. L’acqua, la polvere, l’inquinamento, il sole hanno alterato i colori. Le incrostazioni hanno fatto il resto.