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  • 2 giorni fa
La sindaca di Genova, Silvia Salis, ospite nella puntata dell'11 ottobre di Che Tempo Che Fa, entra diretta sul dibattito politico sulla scuola e sull'immigrazione. Al centro del confronto con Fabio Fazio c'è il delicato nodo delle classi multietniche e l'impatto delle recenti misure governative che impongono paletti rigidi alla composizione degli istituti.

[caption id="attachment_2858075" align="aligncenter" width="1024"] Silvia Salis alla prima puntata di Che Tempo Che Fa. (Foto: ANSA)[/caption]

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Cosa pensa Silvia Salis del decreto sul tetto del 30% di stranieri nelle scuole?
Il tema è tornato d'attualità dopo l'approvazione del decreto voluto dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, che fissa un limite del 30% agli studenti stranieri non italofoni per classe, con l'obiettivo dichiarato di evitare la creazione di "scuole ghetto" e favorire l'apprendimento della lingua.

Una norma che, calata nella realtà dei territori produttivi, mostra enormi criticità pratiche. Emblema di questa frizione è il caso sollevato in Liguria dal Secolo XIX, con gli istituti scolastici situati nei pressi dei cantieri navali di Genova (come a Sestri Ponente) dove la percentuale di alunni di origine straniera – in gran parte figli di operai arrivati dal Bangladesh per lavorare negli appalti della cantieristica – arriva a toccare punte del 60%.

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Il rifiuto dello smistamento: «Non si sbatte un bimbo di sei anni su un bus»
Di fronte a concentrazioni così alte, il dibattito politico si è diviso tra chi chiede l'applicazione rigida dei blocchi numerici e chi ipotizza soluzioni logistiche estreme, come far viaggiare i bambini in autobus per redistribuirli in scuole di altri quartieri.

È contro questa ipotesi che si è scagliata Silvia Salis nello studio di Fazio, definendo «vergognoso» il livello di una certa discussione pubblica. «Le scuole multietniche sono vicine ai cantieri, perché queste famiglie arrivano per sostenere l...

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Trascrizione
00:00La sinistra come dovrebbe risolverlo?
00:02Intanto non negando un tema che esiste, ma dicendo quello che dovrebbe fare un governo,
00:08che dovrebbe fare una repubblica nel 2026 come l'Italia, cioè sostenere questo tema
00:13con dei mediatori linguistici e culturali per aiutare questi bambini, non sparparliarli
00:17come un problema del quale ti devi liberare.
00:19E questo è il tema, il tema del quale sinceramente trovo vergognoso a livello di discussione,
00:25perché uno Stato deve trovare una soluzione, la soluzione non è far prendere mezz'ora
00:29di autobus a un bambino di sei anni e smistarlo in un'altra scuola, quando poi, come vedete
00:34dal titolo che è alle sue spalle, le scuole multietniche sono vicine ai cantieri perché
00:39queste famiglie arrivano per sostenere lo sviluppo economico del paese, come abbiamo fatto noi
00:45per tanti anni in altri paesi, noi italiani, certo, e deve essere sostenuto dal governo
00:52perché come questi operai ad esempio aiutano lo sviluppo di fincantieri, che è un'industria
00:59della quale il governo va fiero perché ha degli ottimi risultati, nello stesso modo deve
01:03sostenere se estreponente perché è davanti al cantiere che ospita le persone che permettono
01:09questo sviluppo economico. La soluzione non è dividere quei bambini, farli prendere un
01:13autobus, aumentare il loro senso di marginalità, ma è creare delle strutture all'interno delle
01:19scuole pubbliche che possano sostenere i nostri insegnanti che ringrazio perché fanno un lavoro
01:24che è eroico ormai in Italia, neanche duro, è proprio eroico e sostenerli in quello che
01:29è poi alla fine l'ultimo contenitore sociale di tutte le disuguaglianze, di tutte le marginalità
01:35che è la scuola. Ecco, noi sinceramente non possiamo parlare dei bambini in questo modo,
01:40io lo dico da madre, ma come si fa a parlare di un bambino o di un problema? Uno Stato
01:45risolve
01:45quel problema, non fa diventare il bambino il problema.

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