00:19Si realizzava una pupattola, una bambolina, che poteva essere di carta, di pasta di pane,
00:25di legno, di strofinaci e stracci vecchi. La particolarità di questa bambola è che fosse dotata di sette piedi,
00:32ma fino anche di sette gambe. Da qui il nome che in Sarnia si offre a questa bambola era detta
00:39Sabipia a Settigambasa, la bambolina a sette gambe, la bambina a sette gambe, era detta anche Sabipia e Caresima,
00:48la bambina della Caresima. In alcuni casi la si chiamava Maria e quindi Codredda o Codreddada,
00:53la teoria del fatto che avesse lunghe gambe che in un certo senso si sarebbero potute intrecciare.
00:59Si trattava di un vero e proprio calendario dell'avvento pasquale, aiutava un popolo che ancora era altamente
01:07analfabete e quindi aveva difficoltà nella lettura del calendario a scandire e calcolare il trascorrere
01:13del tempo. Ricordiamo però che diventava anche uno strumento utile per i bambini che in questo modo
01:19venivano intrattenuti. Come funzionava questa bambola? Funzionava in maniera semplice, si preparava
01:25il mercoledì delle ceneri, in alcune case erano presenti addirittura due bambole, una in carta e
01:31una in pane. Mercoledì delle ceneri quindi si preparava questa bambola e ogni domenica fino
01:38alla domenica pasquale si tagliava una gambetta di questa bambola. Le gambe che fossero in carta,
01:44che fossero in legno, che fossero in pane o in stracci, andavano assolutamente bruciate e alla
01:49fine di questo iter particolare anche la bambola intera doveva essere bruciata. Il fatto che la
01:56bambola venisse bruciata ci racconta che veniva percepita all'interno delle famiglie come uno
02:00strumento sacro, tutto quello che è magico sacro in Sardegna non viene disperso nell'ambiente ma viene
02:07bruciato. L'ultima gamba veniva tagliata il giorno di Pasqua, la domenica pasquale e da quel momento
02:14in poi si sarebbe aperto un ciclo importantissimo, quello di Savasca Manna per il sardo, ricco di
02:22rituali, cerimonie, festeggiamenti e cibi di vario genere, ma questa è un'altra storia.