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Sociologia generale - Lez 19 - Dall'università di elite all'università di massa
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00:14Eccoci dunque giunti alla nostra diciannovesima lezione, il tema della lezione è dall'università
00:25di elite alla università di massa e questa è la diciannovesima lezione del nostro corso,
00:33vale a dire un corso che tocca i concetti fondamentali, i temi e anche i modi di fare ricerca della
00:42disciplina
00:42sociologica. Questo tema dell'università è un tema importante perché noi abbiamo detto
00:50che si può suddividere l'attività psicoformativa, pedagogica dei ragazzi e delle ragazze in generale
01:01di tutti gli esseri umani per la verità in due grandi fasi, da una parte la socializzazione
01:08primaria che è quella che avviene attraverso rapporti per lo più familiari che non hanno
01:16un corrispettivo utilitario, sono rapporti che hanno valore e senso in sé e per sé, sono
01:25cioè rapporti fini a se stessi. Poi invece la socializzazione secondaria che è quella
01:33che si acquista da parte degli individui, delle varie persone, uomini e donne, nella più
01:39grande società dove invece si hanno attività di lavoro, professionali di vario tipo, si fanno
01:47delle attività che hanno un corrispettivo contrattuale, che sono attività utilitarie, che hanno uno
01:56scopo al di fuori di sé, non sono fini a se stessi. Ciò che è interessante a proposito
02:02dell'università è che l'università rappresenta il termine medio, dire quasi il ponte di passaggio
02:12fra la socializzazione primaria e quella secondaria, perché quando si tratta dell'università
02:18noi non abbiamo più il ragazzo o la ragazza che esce la mattina alle 8 di casa e va alla
02:24scuola tutti i giorni e così via. Noi abbiamo già un giovane adulto, un ragazzo o una ragazza
02:32che va all'università, frequenta o non frequenta, perché non sempre la frequenza è obbligatoria,
02:38non è più sotto la ferula, sto per dire il bastone, non è proprio il bastone, comunque
02:46non è per la verità neppure la frusta, comunque non è più sotto la direzione didattica ogni
02:53giorno del maestro o della maestra, cioè dell'insegnante e così via. Persino il linguaggio
02:59comune, che è sempre una spia preziosissima, il linguaggio comune ci insegna che qui c'è
03:06una grande differenza, ci dice che andando all'università il giovane o la giovane cominciano
03:13ad essere padrone, più padrone del proprio destino, più autonomi e infatti si dice che
03:20nelle scuole elementari, in quelle medie, inferiori e superiori si insegna, ci sono gli
03:26insegnanti, mentre nell'università si professa, ci sono i professori. Che cosa vuol dire questo?
03:34Vuol dire che l'insegnamento delle scuole elementari, addirittura anche delle scuole
03:40primarie o proprio scuole materne, su su fino alla scuola media, inferiore e poi superiore,
03:47si insegnano nozioni fondamentali che vanno apprese in maniera, se mi è consentito di dire,
03:55dogmatica. Due più due è quattro, la tavola pitagorica è quella che è, la costruzione
04:02della frase con il soggetto, il predicato verbale o nominale, il complemento è quella
04:11che è, quella è la costruzione sintattica, grammaticalmente corretta e sintattica di una
04:19frase, non così all'università. All'università noi entriamo in una fase diversa del sapere,
04:26noi entriamo nella fase critica, l'insegnamento universitario deve necessariamente in maniera
04:35molto precisa distinguere fra quelle che sono le opinioni personali del docente e quelle che
04:42invece sono verità scientifiche, certificate, confermate empiricamente e quindi intersoggettivamente
04:52vincolanti. Quindi l'insegnamento universitario non è più un insegnamento dogmatico, necessariamente
04:58è un insegnamento che al contrario, lungi dall'essere dogmatico, direi a una sola via, dal maestro,
05:08dall'insegnante al discepolo, all'alunno, allo scolaro, deve essere a due vie, ci vuole
05:14costantemente un rapporto problematico, una comunicazione a due vie fra professori e studenti.
05:24Lo studente universitario quindi comincia ad avere una sua vera e propria personalità
05:30autonoma e infatti nell'università poi si sceglie che cosa si desidera fare e a questo
05:36proposito devo anche dire che qui c'è stata una grande evoluzione. Nell'università stessa
05:44si parla sempre di riforma dell'università, ma come tutte le grandi istituzioni sociali
05:52l'università è costantemente soggetta alle riforme, perché? Perché cambia la società,
06:02cambiano le esigenze sociali, cambia il modo di produrre per esempio e di consumare e così
06:09deve cambiare l'università, anzi quando noi abbiamo il grande trapasso, la transizione
06:19dalla società fondamentalmente, la società possiamo definirla una società statica, la
06:27società rurale, artigianale, contadina, quella da cui veniamo e passiamo invece a una società
06:36industrialmente e tecnicamente progredita con una produzione di massa, con il consumo di
06:43massa, con la cultura di massa. Cambia anche l'università, dall'università di elite dei
06:51nostri padri, dei nostri nonni, possiamo anche dire oggi ormai, e noi passiamo all'università
06:57di massa. L'università di elite che cos'era? L'università
07:00di elite era l'università dei pochi numeri sia di professori che di studenti piuttosto
07:08ridotti, perché era un'università che doveva produrre ciò di cui la società statica,
07:15artigianale, rurale, aveva bisogno un certo numero di medici, ovviamente, un certo numero
07:23di avvocati, medicina, giurisprudenza, un certo numero di ingegneri e poi naturalmente
07:30anche un certo numero di professori, professori di lettere, di scienze discipline umanistiche
07:35e così via, ma i numeri erano ridotti. Non appena la società evolve e diventa tecnicamente
07:42progredita, allora quella università di elite non basta più, che cosa succede? Noi
07:50l'abbiamo visto soprattutto 30-40 anni fa in Italia, ci sono le grandi contestazioni,
07:57si aprono le porte della vecchia università elitaria, in favore di che cosa? Di una università
08:04di massa per cominciare si abolisce l'ordine degli studi chiuso, cioè si ottiene la liberalizzazione
08:14dei piani di studio, i piani di studio vengono ampliati, l'università di massa comincia ad
08:21essere una grande realtà, proprio anche umana e naturalmente ci sono delle crisi, perché?
08:27Ma si pensa soltanto agli studenti fuorisede, agli studenti lavoratori, l'università di massa
08:35in qualche modo arranca, ha delle difficoltà nel mettersi al passo con le nuove esigenze
08:44della società. Il primo punto, il primo argomento infatti della nostra lezione stamani è che la
08:54scolarizzazione nelle società tecnicamente progredite è destinata ad aumentare, cioè l'età
09:04in cui si deve frequentare qualche scuola, si alza, perché si alza? Perché c'è un bisogno
09:13di cognizioni molto più avanzate nel lavoro industriale, ma questo vale sia per le fabbriche,
09:19per gli uffici, ma anche per l'industria tecnicamente, per l'agricoltura voglio dire, tecnicamente
09:25progredita. Evidentemente le vecchie nozioni non sono più sufficienti perché viene meno, ed è sempre
09:33più ridotta, l'erogazione di forza puramente muscolare in favore di una forza nervosa e di
09:40una forza intellettuale. Bisogna sapere, viene meno l'operaio classico in tuta, c'è sempre
09:47più, si avanza, si afferma, l'operatore tecnico, l'operaio in camice bianco, ed è qui veramente
09:55che noi abbiamo, finalmente abbiamo una università che deve in qualche modo riuscire a fare un'altra
10:03a produrre i soggetti, produrre le cognizioni tecniche, gli operai e le operai, gli impiegati
10:14e le impiegate dotate di quelle cognizioni tecniche che sono richieste dalle nuove condizioni oggettive
10:22del processo produttivo e distributivo di massa, quindi società di massa, produzione di massa,
10:30consumo di massa, cultura di massa. Ed è qui si apre il problema dei vari modelli di università
10:40che proprio accompagnano in qualche modo questa evoluzione sociale. Come possiamo leggere,
10:48nelle società tecnicamente progredite, la scolarizzazione cresce, diviene attività di massa a causa delle
10:55oggettive necessità del sistema produttivo. Nella famosa contestazione studentesca e giovanile
11:03del 1968, forse pochi tra i più ardenti rivoluzionari erano consapevoli che in fondo non è che vuole essere
11:15un mondo nuovo, vuole essere l'inveramento pratico di un sogno utopico, volevano semplicemente
11:23una università più ampia, una università che in qualche modo venisse incontro alle nuove esigenze
11:32del sistema produttive del sistema produttivo. E qui possiamo finalmente delineare brevemente,
11:44sia pure brevemente necessariamente in maniera breve, i vari tipi di università. Abbiamo in primo luogo
11:52un'università formativa in senso classico. Questa università è ancora quella dominante in molti paesi
12:03dell'Europa continentale e anche nel Nord America, anche in Inghilterra, anche in Canada. È un'università
12:12che vede il proprio autore come capostipte in Willem von Humboldt. Von Humboldt, che era un grande
12:22viaggiatore tedesco, un pedagogista molto bravo del secolo del 1800, ormai dobbiamo dire due secoli
12:29fa, concepiva in senso classico l'università come unione di varie discipline, unità, diversità,
12:40delle discipline che venivano insieme e che formavano in qualche modo l'uomo o la donna
12:47veramente colti. Colti nel senso che avevano una preparazione storica, umanistica, ma anche
12:54tecnica, in fondo non dico proprio ingegneristica in senso stretto, ma certamente in grado di comprendere
13:03l'analisi infinitesimale, i sistemi di più equazione, la teoria degli insiemi e così via.
13:10Ci sono poi altre università, in altre parole altri modelli di università, in particolare
13:20citerei l'università scientifica ad alto livello tecnico-matematico, quello che i francesi
13:27chiamano proprio l'école polytechnicienne, i nostri politecnici, noi abbiamo degli ottimi
13:33politecnici anche in Italia, a Milano, un politecnico di Torino è famoso anche per le grandi scoperte,
13:42si pensi semplicemente alla scoperta del campo magnetico rotante di Ferraris e così via, una bella cosa.
13:51E queste università scientifiche hanno anche il compito di una formazione non più universale,
13:58per esempio non ci sono più necessariamente le lingue classiche, non si studia più greco e latino
14:05necessariamente, ma si ha sempre più invece un approfondimento in senso professionale specifico
14:13e queste scuole in Germania si chiamano le Hochschule, le tecnicche Hochschule,
14:21cioè le scuole tecniche ad alto livello. In Francia si chiamano, ma anche in Italia,
14:26si chiamano scuole normali, stranamente che sono tutt'altro che normale, le cornormale,
14:31la famosa cornormale d'administrazione, le NAA, da cui escono i grandi comidità,
14:37cioè i grandi burocrati ad alto livello, i direttori generali del ministerio in Francia
14:42di ascendenza napoleonica, ma anche in Italia. Chi può dimenticare in Italia la scuola normale di Pisa?
14:51Sono scuole di altissimo rilievo, di grande specializzazione che in qualche modo riguadagnano
15:02i valori universali attraverso l'approfondimento specifico di determinati argomenti e di determinati temi.
15:12E naturalmente c'è però anche un altro modello, a parte questi due modelli, il modello Humboldtiano,
15:20poi il modello specifico, politecniciano, la normale, o i politecnici in sostanza.
15:30C'è però anche un modello di università intesa come momento di socializzazione scientifico-politico-sociale.
15:40Specialmente abbiamo scritto qui per giovani provenienti da famiglie arcaiche,
15:45spiego subito cosa voglio dire. Quando in altre parole con la società di massa
15:50arrivano alla società anche persone che vivevano nella periferia della società,
15:56cosa trovano? Non trovano soltanto un insegnamento avanzato sul piano critico,
16:01trovano anche una interazione umana, in qualche modo escono dal chiuso di un ambito provinciale
16:10e si espongono in maniera molto aperta, molto bella, a volte molto bella, con grandi risultati,
16:16si espongono a delle concezioni più vaste, più ampie, anche a un modo di vita più libero,
16:24più autonomo, qualche volta si potrebbe anche dire più spregiudicato.
16:29Ma qui voglio fare una notazione importante.
16:32Mentre questo è molto vero per il mondo anglosassone, soprattutto naturalmente
16:39nordamericano, canadese e anglosassone, cioè inglese, Gran Bretagna,
16:45è molto meno vero per quella che è l'eredità storica delle nostre università in Europa continentale.
16:55Non dimentichiamo che le università europee continentali, mi riferisco in particolare a Spagna, Italia, Grecia, Francia, Germania,
17:07nascono quasi sempre nell'ambito della rete metropolitana, cittadina, non sono separate dal resto della società.
17:19Invece tutti sanno oggi che nel mondo anglosassone c'è il campus, termine latino, per dire un appezzamento di terreno
17:29separato dal resto della società.
17:33Chiunque abbia avuto in qualche modo esperienza di vita universitaria, per esempio negli Stati Uniti,
17:41a Stanford, in California, 40 miglia da San Francisco, e sa che lì si vive come in un ortus conclusus,
17:52abbastanza interessante, cioè lo studente arriva a queste università sul campus e poi studia, vive, mangia, dorme,
18:02ci sono i dormitori, all'indirizzo sul campus.
18:05Anche quando l'università, mi riferisco all'università che conosco meglio naturalmente,
18:11che posso considerare un po' la mia università per averci studiato, insegnato, l'università di Chicago,
18:17anche quando la grande università di Chicago, quella nei cui scantinati, negli anni, i primi anni di guerra,
18:27il nostro Enrico Fermi, per la prima volta, diede corso all'esperimento che portò alla fissione controllata
18:36dell'atomo, lui sta di Chicago, è nella città, certamente, è compresa tra la 58esima, 59esima e la 63esima strada,
18:47però direi che fa quartiere a sé, è separata lo stesso dalla città e ci sono i dormitori, c'è
18:58la casa internazionale,
19:00ci sono gli alloggi per i professori, si vive dentro il campus, si vive nel campus.
19:07In altre parole, le università anglosassone hanno uno statuto di separatezza e di autonomia rispetto al tessuto urbano circostante,
19:19a volte proprio geograficamente, a volte semplicemente da un punto di vista giuridico o di costume, non così.
19:26le nostre università europee, che si possono considerare, diciamo, nate, emerse nei primi decenni del secolo XIII,
19:38il 1200 e che si sviluppano a Parigi, soprattutto, ma soprattutto a Bologna, non bisogna mai dimenticarlo,
19:48la grande università di Bologna, Pavia, Padova e così via.
19:52Ecco, queste sono università in cui, in fondo, quasi mai esiste il dormitorio per gli studenti.
20:01L'Università di Roma, certamente, ha una casa dello studente, ma non è un dormitorio per tutti gli studenti iscritti,
20:07cosa che sarebbe poi quasi impossibile, perché è noto che l'Università di Roma, la Sapienza,
20:14costruita a suo tempo, negli anni 20-30, per 15 mila studenti al massimo,
20:23e invece è giunta ormai a 150 mila studenti.
20:28Forse, insieme con Berkeley, in California, credo che sia l'Università, dal punto di vista delle iscrizioni,
20:35maggiora, più grande, università su scala mondiale, che non è sempre naturalmente un vantaggio,
20:41anzi, proprio per la tranquillità degli studi può essere uno svantaggio.
20:48E da questo punto di vista, poi, naturalmente, dobbiamo anche dire che l'Università non è che nasca solo nel
20:56Medioevo,
20:56è una grande istituzione medievale, di cui andiamo fieri, ma l'Università era già conosciuta,
21:06se non altro in maniera essenziale, in nuce, come potremmo dire, cioè in essenza,
21:13era conosciuta anche durante l'epoca classica greca e romana, per esempio,
21:22era certamente conosciuta in Grecia, quando si parlava di scuole, erano scuole filosofiche,
21:30erano scuole elitarie, naturalmente, ma l'Accademia Platonica, la scuola peripatetica di Aristotele,
21:38sono in nuce delle forme universitarie, dove si tratta di problemi ad alto livello scientifico,
21:46critico. E poi a Roma, a Roma, credo, addirittura abbiamo già una forma molto moderna di università,
21:54con Vespasiano, lo stesso imperatore, questo è buffo doverlo ricordare, forse è abbastanza,
22:03non vorrei che sembrasse sprezzante, ma non lo è affatto, l'imperatore Vespasiano è l'artefice
22:09dei gabinetti pubblici a pagamento, che ancora oggi, come è noto, si chiamano Vespasiani.
22:16Ora Vespasiano dall'erario toglie, pare, centomila o più sesterzi per costruire delle scuole
22:25di retorica, di filosofia e così via. Quindi noi abbiamo una grande eredità storica dell'università
22:33come centro, come luogo privilegiato della discussione critica ad alto livello, non sempre
22:42direttamente finalizzata, perché autonoma, perché libera, perché aperta all'innovazione.
22:49Noi oggi abbiamo detto l'università di massa perché abbiamo bisogno di una cultura di massa,
22:55questo è richiesto dalla società tecnicamente progredita in cui viviamo.
23:00E anche i paesi che aspirano a modernizzarsi, penso a paesi asiatici, paesi orientali, paesi
23:07africani, in qualche modo, direi quasi istintivamente capiscono, e questo ce lo dicono le ricerche
23:16dell'UNESCO, capiscono che devono in qualche modo imboccare la strada della cultura, la cultura
23:22di massa. Devono cominciare ad alfabetizzare e dopo devono cominciare anche a tecnicizzare,
23:28a rendere sempre più viva la loro vita culturale. Però c'è un però, c'è un però molto
23:37pesante che io mi permetto di richiamare, perché è anche un paradosso e nelle nostre
23:42lezioni, essendo noi dei sociologi, non ci basta essere dei sociografi, cioè descrivere
23:50le situazioni, vogliamo in qualche modo introdurre nel nostro esame sempre un elemento, un seme
23:58critico, un interrogativo che tenga desto il nostro spirito critico. L'università di
24:06massa, si noti bene, senza servizi scientifici e sociali di massa, rischia di porsi come più
24:17oligarchica, quindi più elitaria e meno efficiente della vecchia tradizionale università di elite.
24:29E come mai questo? Perché nell'università di massa, qualora non venga dotata questa università
24:37di servizi scientifici, laboratorio, biblioteche, e servizi sociali, anche dormitori, caffeterie,
24:44posti, ristoranti dove lo studente possa in qualche modo rilassarsi anche e così via,
24:52evidentemente in questa grande università di massa anche solo l'accesso ai professori
24:58diventa difficile. Nell'università di elite, se uno ce la faceva ad arrivare all'università,
25:05se era bravo, in qualche modo il professore aveva modo di individuarlo, lo coltivava.
25:10oggi, anche solo per farsi assegnare una tesi, dato il grande numero di studenti, a volte
25:18si arriva al professore, e questo è l'elemento oligarchico negativo che io metto in rilievo
25:24in questa proposizione, per arrivare al professore bisogna utilizzare, quando è possibile, che cosa?
25:36non basta più, non basta più semplicemente essere iscritti all'università, soprattutto
25:46in una situazione come quella italiana, in questo momento, io naturalmente non voglio esagerare,
25:53e non bisogna dare un quadro puramente negativo, però è vero che rispetto alle nazioni, ai paesi
26:03che fanno parte insieme con noi dell'Europa e sono i nostri vicini, sono anche i nostri rivali,
26:08nel senso di essere dei buoni concorrenti, quindi sono dei termini legittimi di confronto,
26:14penso alla Francia, penso alla Germania, penso alla Gran Bretagna, e noi rispetto a questi paesi
26:23abbiamo qualche problema in più, per esempio abbiamo un problema di svecchiamento dei quadri
26:31universitari, si pensi che in Italia vi sono attualmente, secondo calcoli statistici attendibili,
26:41oggi 56.475 docenti di ruolo, però il 21,6% dei membri di questo corpo insegnanti ha ormai
27:03più di 60 anni, quindi noi rischiamo di avere un'università, nonostante tutte le riforme,
27:12nonostante tutti gli investimenti che pur ci sono stati, una università che mi permetto di definire,
27:20certamente dotata anche di personalità illustre su scala mondiale però,
27:26gerontocratica, cioè con un corpo docente vecchio, sta invecchiando, io so benissimo che nell'immaginazione
27:36popolare quando si pensa al grande professore universitario viene in mente quasi, viene alla
27:42mente quasi l'immagine di un semidio, è illuminare, quando per esempio vediamo un primario
27:51che passa nelle corsie dell'ospedale seguito da un seguito, ma potrei anche dire da uno scodazzo
28:02di aiuti, di assistenti e di aspiranti, tutto questo appartiene al passato, ormai il grande
28:16luminare nel senso tradizionale sta tramontando, ed è bene che avvenga questo crepuscolo degli
28:25dèi, i grandi baroni come venivano anche chiamati un po' per dileggio e un po' per timore, ed è
28:32bene che il corpo docente universitario venga opportunamente ringiovanito, perché se non lo è
28:41è chiaro che poi non dovrebbe stupire, non stupisce che in Italia si abbia solo, si noti,
28:47si abbia solo l'8,7% della popolazione attiva di laureati, i nostri laureati, nonostante l'unità
28:56di massa sono pochi rispetto ad altri paesi europei, non solo, molti sono gli iscritti, ma
29:02soltanto il 50% scarso arriva alla laurea, non parliamo poi dei dottorati di ricerca che
29:09sono i corsi di approfondimento critico post laurea, dopo la laurea, abbiamo solo l'8,7%
29:19della popolazione attiva di laureati, mentre la stessa percentuale si noti sale di circa
29:26tre volte tanto per l'Inghilterra, sale al 23,6% per l'Inghilterra e sale al 20,6%
29:36per la
29:36Francia, praticamente è più del doppio per la Francia, qui si apre per la nostra università
29:47di massa una grande sfida che spiega anche il parlare costante quotidiano di riforme contro
29:57riforme di cambiamento, si noti bene, questa sfida però secondo la natura dell'università
30:08non va, intesa come un tentativo di privatizzazione dell'università in nome dell'efficienza.
30:19le grandi università, mentre sono grandi organizzazioni ovviamente, non possono essere equiparati,
30:28sicché sempliciter, cioè in maniera semplicistica e sommaria a delle aziende, certamente sono
30:35delle aziende, certamente devono produrre laureati, ma il criterio valutativo delle grandi università
30:43non può essere quello della pura efficienza aziendale, quindi parlare di una maggiore
30:54efficienza delle strutture universitarie ponendo come termini di confronto l'industria privata,
31:02addirittura arrivare quasi a dire che bisognerebbe privatizzare l'università, credo che non sia
31:10questa la via giusta, perché in fondo la scienza ha valore in sé e ciò che sembra del tutto
31:19destituito di ogni valore di efficienza, di valore produttivo oggi può essere al contrario
31:27la base di una scoperta straordinariamente produttiva domani o dopo domani, anche proprio
31:34in senso economico, anche in senso finanziario, quindi è probabile che la crisi, indubbia che
31:43c'è, la crisi è data dai numeri dell'università in questo momento, soprattutto nel nostro paese,
31:52ma non solo nel nostro paese, questa crisi non può essere in maniera, torno a dire sommaria,
32:01risolta con una privatizzazione, occorre trovare forse una terza via, una via che è già stata
32:08indicata attraverso delle fondazioni, occorre in altre parole riuscire a coniugare il bisogno
32:18di efficienza e nello stesso tempo il bisogno di autonomia, la ricerca scientifica ha da essere
32:26autonoma, è chiaro che poi in quelle che sono le sue conclusioni pratiche, è chiaro che
32:36queste conclusioni potranno essere anche utilmente sfruttate a fini economici, ma il punto sorgivo,
32:46la fonte delle ricerche scientifiche obbedisce a una logica interna che non può essere subordinata,
32:56che non può essere subordinata al mercato e allora noi vediamo che già in Italia per fortuna
33:01abbiamo per lo più un sistema educativo universitario che è ovviamente pubblico e abbiamo però anche
33:10scuole private, ci trovo per tutti la LUIS a Roma, la Bocconi a Milano, sono scuole che in qualche modo
33:20integrano, aiutano e sottolineano l'importanza della funzione pubblica del sistema universitario,
33:30noi non potremmo certamente, non potremmo in qualche modo, in maniera torno a dire superficiale,
33:40considerare l'università come un'azienda, l'università è meno e più di un'azienda, l'università esprime
33:50la funzione fondamentale di un paese moderno, di un paese democratico moderno, con una ricerca
33:58autonoma, pubblicamente finanziata in cui si noti bene, occorre garantire l'eguaglianza dal punto di vista
34:09di partenza, il ragazzo di famiglia povera, la ragazza di famiglia ricca o povere, debbano avere
34:16le stesse basi di partenza e le stesse possibilità di affermazione nel seguito degli studi, ma
34:24una volta garantita l'eguaglianza delle basi di partenza occorre che scatti il criterio selettivo
34:34dell'eccellenza, perché l'eccellenza scientifica, il progresso scientifico non dipende da un calcolo
34:42di maggioranza e minoranza che resta un calcolo democratico politico, non ha nessun senso da
34:49questo punto di vista, il progresso scientifico è di per sé un progresso fondamentalmente legato
34:58a una capacità espressa dagli individui e dai gruppi di ricerca. Veniamo a un ultimo
35:06punto che di nuovo parte da una statistica, da un dato statistico a cui non possiamo assolutamente
35:19mai prescindere, è una sfida tremenda, si calcola che nel 2007 47% dei posti oggi tenuti
35:34dai professori universitari saranno vacanti, perché il 47% dei professori universitari oggi
35:42ancora attivi andrà in pensione. Come saranno coperti i nuovi posti, le nuove cattedre? Con
35:53quali sistemi? L'università resterà una grande istituzione pubblica o sarà, come dicevamo
36:01poco fa, privatizzata a qualsiasi azienda? C'è da augurarsi che si apra una terza via, magari
36:11attraverso le fondazioni, una via in grado di sottrarre la carriera universitaria ai giochi
36:20accademici che mi permetto di definire di tipo deteriore, perché oggi quello che avviene
36:28non è sempre fondamentalmente raccomandabile. Oggi noi abbiamo persone di grande valore che
36:38in qualche modo non avendo i contatti giusti, a volte non avendo i protettori politici efficienti,
36:47necessari, restano emarginati. E questa non è solo una tragedia personale, non si tratta
36:57solo di studiosi umiliati nella loro carriera di vita, nella loro biografia. Noi sappiamo
37:04d'altra parte che molto spesso il vero valore non viene riconosciuto, soprattutto non viene
37:11riconosciuto dai contemporanei, si tratta di una perdita grave per il sistema democratico
37:19e scientifico nazionale. E per questo penso che bisognerebbe forse rivedere i sistemi di
37:29allocazione delle cattedre. Noi fino ad oggi abbiamo proceduto sulla base di commissioni giudicatrici
37:40dei concorsi, di regole, i concorsi universitari, come è giusto che sia, sono dei concorsi
37:48che si vanno sul valore delle pubblicazioni. Però bisogna riconoscere che oggi nella struttura
37:57piramidale, nella struttura stratificata del potere accademico, chiamiamolo così, anche
38:04se la formulazione non è molto esatta, ci sono alcuni colli di bottiglie, ci sono delle
38:12difficoltà particolari, soprattutto una, vorrei menzionarne una sola perché allunga
38:20la sua ombra sul nostro prossimo futuro, si confonde la funzione del ricercatore con la
38:26funzione didattica. Oggi noi abbiamo nell'università italiana ricercatori, professori associati,
38:33professori cattedratici a pieno titolo. Ebbene l'università oggi può funzionare solo perché
38:40i ricercatori invece di fare ricerca e di alimentare le cattedre associati fanno lezione e quindi
38:49non possono fare ricerca. Noi dobbiamo arrivare a un rispetto delle esigenze e delle capacità.
38:57Lo studioso capace di fare ricerca, di lavorare in archivio, di lavorare sul campo, in laboratorio
39:04non è necessariamente un buon didatta, mentre il professore è in grado di comunicare direttamente
39:14con gli studenti e di accendere il fuoco, l'interesse per le novità scientifiche, questa
39:21grande avventura. Non dimentichiamo che lo studio, in latino studium, studium vuol dire
39:27avventura, esplorazione, passione, amore. Sono questi professori che sono dei didatti, sono
39:36diversi dal ricercatore. I due sistemi andrebbero in qualche modo tenuti in contatto in modo
39:43che possano fecondarsi a vicenda, i ricercatori dare gli elementi fondamentali critici ai didatti
39:52e i professori che fanno la didattica lavorare con i ricercatori. Mi auguro che ciò sia possibile.
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