(testo di Ivana Zuliani) Una sofisticata struttura di capriate, travi ed elementi strutturali, 530metri cubi di legname storico, collocato fino a 35 metri di altezza, con un geniale sistema naturale di ventilazione: è la copertura lignea della basilica di Santa Croce a Firenze, che per la prima volta nei suoi sei secoli di storia è stata analizzata completamente.La ricerca, condotta dall’Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ibe), ha permesso di conoscere approfonditamente questo patrimonio nascosto, fornendo nuove basi per la sua tutela e conservazione.«Tra i risultati più significativi emerge la documentazione di un sofisticato sistema di ventilazione naturale, concepito dai costruttori medievali per favorire l'asciugatura del legno in caso di infiltrazioni d'acqua», spiega Nicola Macchioni del Cnr-Ibe, che ha coordinato le attività con Margherita Vicario e Margherita Franchi.Il sistema fa circolare l'aria sfruttando le leggi fisiche e producendo un effetto camino, del tutto naturale ma estremamente efficace.«E' geniale, un sistema così non l'avevo mai visto» commenta Macchioni. «Una soluzione che testimonia la profonda conoscenza del materiale da costruzione e che ha contribuito in modo determinante alla conservazione delle strutture fino ai giorni nostri».L'indagine ha consentito di ricostruire anche la provenienza dei principali legnami impiegati: «L'abete bianco, utilizzato per gli elementi di maggiori dimensioni proveniva dalle foreste dell'alto bacino dell'Arno, tra Casentino e Mugello, mentre legnami come il castagno, impiegati in elementi più piccoli, arrivavano dalle aree collinari circostanti Firenze, testimonianza di una filiera del legno già fortemente integrata con il territorio toscano».I ricercatori hanno fatto rilievi geometrici, identificazione delle specie, valutazioni delle caratteristiche meccaniche e analisi dello stato di conservazione dei materiali, hanno raccolto informazioni dettagliate su centinaia di elementi strutturali, documentandone qualità, criticità e tracce degli interventi effettuati nel tempo. «L'impiego di piattaforme aeree, strumenti diagnostici non invasivi, trapani strumentati ed endoscopi digitali ha consentito di esaminare anche le parti non direttamente accessibili e di acquisire dati sulla presenza di eventuali degradi causati da insetti e funghi, sui livelli di umidità e sulle caratteristiche dei collegamenti strutturali, compresi quelli introdotti durante restauri e manutenzioni», prosegue Macchioni. Le coperture risultano “in buona salute”.La navata centrale della Basilica, costruita tra il 1295 e il 1385 per la comunità francescana fiorentina, è sormontata da un tetto sostenuto da 31 capriate all'italiana, poste a circa 35 metri dal suolo e capaci di coprire una luce di circa 20 metri. A queste si aggiungono le strutture delle navate laterali, del transetto e delle cappelle, che insieme costituiscono un articolato sistema.L'analisi sulle coperture è stata promossa dall’Opera di Santa Croce insieme al Cnr-Ibe, nell’ambito dei progetti Cobalto e Palco, finanziati dalla Regione Toscana attraverso Giovanisì e cofinanziati dall'Opera stessa.