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Trascrizione
00:07E allora io vado invece, continuiamo questa analisi economica della sanità con Amelia
00:13Compagni, direttrice del CERGAS, il centro di ricerca sulla gestione dell'assistenza
00:18sanitaria e sociale dell'Università Bocconi. È un grande piacere averla con noi, la ringrazio
00:23per esserci. Un piacere per me, grazie dell'invito. Allora professoressa, intanto ci tenevo a dire
00:31che lei ha iniziato la sua carriera nel campo delle scienze della vita, perché poi questo
00:36cross tornerà anche oggi pomeriggio, perché ricerca scientifica, organizzazione sanitaria
00:41in realtà sono molto vicine. Partiamo, ha sentito, immagino anche un po' di numeri lei, perché
00:46l'hanno preceduta una carrellata di numeri. Voi dal vostro centro di ricerca avete fatto
00:52un bilancio anche post PNRR. Che cosa è emerso? Qual è il vostro taglio di lettura
00:58di questi numeri? Allora intanto ricomincio da un dato, che mi sembra molto importante.
01:09Il dato è che il 40% degli italiani che ha almeno una malattia cronica consuma o impegna
01:18il 75% delle risorse del Servizio Sanitario Nazionale. Quindi vuol dire che se vogliamo
01:25capire che cosa ha prodotto il PNRR, dobbiamo guardare gli investimenti nell'assistenza
01:33territoriale e che cosa questi abbiano generato. Quindi questo è molto chiaro. Oggi siamo qui
01:39anche a parlare di ospedali, ma volevo essere molto esplicita sul fatto che dobbiamo misurarci
01:46su questo. Allora avete sentito i target post del PNRR sono stati raggiunti in termini
01:54di case della comunità, di ospedali di comunità, le COT, non so se le avete nominate, quindi
02:00le centrali operative territoriali. Non ancora, le case di comunità ma COT non ancora.
02:05esatto, che dovrebbero coordinare l'assistenza sanitaria e socio-sanitaria sulla singola persona.
02:13Abbiamo anche raggiunto e superato un target molto importante che è quello che è sull'assistenza
02:20domiciliare, cioè il numero degli anziani che hanno ricevuto almeno una prestazione a
02:27casa che è stato raggiunto e appunto anche superato. Però ora dobbiamo fare una cosa
02:33che è quello di collegare queste strutture, queste scatole organizzative non solo tra di
02:39loro ma anche con il resto del sistema sanitario. Perché per un paziente, soprattutto per il
02:45cronico, conta sapere chi lo prende in carico, chi prenota gli accertamenti, chi informa il
02:53medico di famiglia, chi organizza l'assistenza ad esempio dopo un eventuale ricovero o in
03:00integrazione con altri servizi di natura molto diversa. Il professor Giovannini li ha nominati.
03:07Quindi qui si gioca un po' la fase successiva. Tra l'altro anche una parte del PNRR che abbiamo
03:13accennato precedentemente, la professoressa Carrozza, ha investito veramente sul fascicolo
03:19sanitario, sui dati, sulla telemedicina. Quindi in teoria questo dovrebbe permettere
03:26un'infrastruttura informativa di offrire dei controlli effettivamente più immediati ai
03:34cronici, facilitare anche il collegamento tra i professionisti e anche di far circolare
03:39le informazioni tra ospedale, territorio, domicilio in maniera più facile.
03:49Per uscirci però servono dei sistemi che dialoghino, dei professionisti che li usino e
03:55anche delle responsabilità chiare nei passaggi da un setting all'alto. Quindi in maniera
04:02anche semplice, per rendere questa infrastruttura organizzativa una vera rete di cura, secondo
04:09me, più che parlare di risorse, che quali risorse abbiamo bisogno, aggiuntive. Qui dobbiamo
04:16proprio avere regioni che sono capaci di ridisegnare o adattare la propria offerta di servizi
04:24su questa base. Quindi dobbiamo...
04:28Ecco, intervengo proprio su questo tema delle regioni, giustamente citava le regioni, servono
04:33scatole organizzative nuove, chiamiamole così, ma servono fluidità. Bisogna che ci sia interazione
04:39tra le regioni, giustamente. C'è anche un tema di capitale umano che abbiamo già citato,
04:43quindi anche di personale sanitario che deve muoversi e non, come è stato detto, emigrare
04:49magari in altre regioni perché i costi in una e nell'altra compensano. Ecco, ci sono
04:53delle dinamiche da sciogliere. Nella vostra analisi quali sono, diciamo, le maggiori differenze?
04:59Non le chiedo, insomma, la classifica. Però ci sono delle regioni che funzionano meglio
05:04e altre no. Qual è la motivazione di fatto?
05:09Allora, se guardiamo, ovviamente, non possiamo fare una classifica anche perché naturalmente
05:15è abbastanza prematuro. Ci sono sicuramente regioni che sembrano di aver attivato all'interno
05:23di queste strutture organizzative nuove che sono state create con più facilità servizi
05:30anche dotati del personale adeguato rispetto ad altre. Quindi, ad esempio, faccio degli esempi
05:37sulla base di quello che sappiamo nell'ultima rilevazione nazionale. Faccio un esempio, l'Emilia
05:45Romagna ha dichiarato di avere almeno un servizio attivo in 143 casi della comunità
05:53programmate e tutti i servizi che sono considerati obbligatori, con tanto di personale, che insomma
06:01è fondamentale, perché altrimenti chi li fa questi servizi, in 15. Il Veneto ha dichiarato
06:09di avere 47 ospedali di comunità attivi. Quindi, questi sono segnali di un'attività
06:15concreta, cioè di aver cercato di riempire di servizio queste scatole organizzative. Non
06:22ci dice ancora nulla su come i pazienti transitino, se hanno un percorso integrato e quali sono
06:30gli esiti di salute. Abbiamo invece altre regioni che, ovviamente, hanno dei dati che mostrano
06:37un passo un po' diverso. Quindi, cito ad esempio la Puglia, che ha dichiarato tre case della comunità
06:45con almeno un servizio attivo su 121. Cioè, solo per dare un esempio. Io vorrei essere molto chiara.
06:53Dobbiamo anche un po' pensare che questi sono territori che partono da punti di partenza
06:57molto diversi. Certo. Quindi, dobbiamo tenerne conto. E tenere conto vuol dire che anche il
07:05miglioramento è qualcosa che deve essere considerato, non soltanto il valore assoluto
07:10di quello che si è raggiunto. Anche perché qui, come ho cercato di spiegare, parliamo di
07:14attivazione di servizi. Non ci dice ancora nulla se questi hanno un beneficio o meno.
07:19Ecco, professoressa, due punti per chiudere. Le chiedo da un lato il portafoglio delle famiglie.
07:26Si citava la povertà, l'inaccessibilità di fatto o anche la possibilità invece di fare spese,
07:32sanità integrativa. Ecco, questo è una leva che effettivamente poi toglie ingresso nelle casse
07:38dello Stato e dall'altro le chiedo effettivamente. Quindi, PNRR, abbiamo citato miliardi di fatto
07:46che sono entrati, però il ritorno su questi investimenti, su questi ingressi, come si può calcolare?
07:54Allora, direi, sulla parte della, diciamo così, della sanità integrativa, io vorrei fare questo tipo di
08:02riflessione. A me farebbe piacere, sinceramente, che fosse tutto ovviamente fornito e coperto
08:10dall'SSN, non lo nego. A tutti piacerebbe, ovviamente.
08:16A tutti piacerebbe. Però se noi guardiamo ai numeri e vediamo che, appunto, un 25% della spesa,
08:25come abbiamo detto prima, ha detto il dottor Cartabellotta, è coperto dalle persone, quindi è spesa
08:32privata e la maggior parte, tra l'altro, è out of pocket, come si dice, quindi proprio dalle tasche
08:38fisiche delle famiglie. Secondo me, tra questo e invece una sanità intermediata, quindi integrativa,
08:47ma io direi mille volte quella integrativa, perché quella intermediata, in realtà, procede tramite logiche
08:56che sono almeno, almeno a livello collettivo, quindi parlo di fondi integrativi di settore o di, anche addirittura
09:04di pubblico impiego, pensate agli insegnanti in questo momento che hanno un fondo integrativo, no? Che li aiuterà a
09:11coprire le loro esigenze, ha una mentalità che non è così lontana dall'SSN, nel senso che il fondo ha tutta
09:19la
09:19convenienza a tenere il più sano possibile i propri iscritti, quindi paradossalmente nel, come dire, il male
09:28minore, mi passa il termine, è proprio questo. Poi io vorrei solo dare questa nota, cioè il fatto che l'SSN
09:37non dia
09:38delle vere priorità esplicite, no? Nel servire chi ha bisogno, ad esempio, di una visita specialistica, fa sì che poi
09:47alla fine, in realtà, quello che dovrebbe essere garantito va a finire ad essere pagato di tasca
09:54propria. Quindi le priorità, a mio parere, dovrebbero esserci e dovrebbero essere anche esplicite. Se ci sono
10:01delle cose che riteniamo fondamentali, la diagnosi di una malattia importante, oppure evitare l'interruzione
10:10di un percorso di un cronico, facciamo quello in maniera prioritaria tramite l'SSN e possiamo anche dirci
10:17il resto va bene che arrivi tramite, soprattutto, una sanità integrativa.
10:24E quindi, insomma, il bilancio è che servono più economisti anche dentro agli ospedali per far quadrare
10:28le cose, perché è chiaro che questi sono tutti appelli che però poi devono entrare nell'organizzazione
10:34regionale e organizzativa della singola struttura. Io la ringrazio, direttrice del CERGAS,
10:40professoressa Compagni, è stato un grande piacere, la prossima volta spero di averla qui con noi.
10:45Assolutamente, grazie a voi.
10:46Grazie a lei.